L’Aquila: a tre anni dal terremoto restano macerie e dolore

L’Aquila. Sono passati tre anni dal tragico terremoto che nella notte del 6 aprile 2009, alle 3:32, spezzo vite, distrusse case e città. Nella notte nel capoluogo abruzzese, proprio alle tre e mezza, ha avuto luogo una manifestazione alla quale hanno partecipato circa 10.000 persone, una fiaccolata che ha voluto lanciare un messaggio: la speranza non muore mai.

Quella notte morirono 309 persone e furono distrutti ben 56 paesi (oltre L’Aquila) abruzzesi, per questo motivo alle 3:32 dalle campane di Piazza Duomo sono riecheggiati 309 rintocchi, perché il ricordo possa esser motivo e motore di ricostruzione. Già ricostruzione, a che punto è?
Mentre per il prossimo 6-7 maggio sono previste le elezioni per il nuovo sindaco dell’Aquila per le strade del capoluogo si conta che sono stati rimossi appena il 5% delle macerie. Si parla della bellezza di 4 milioni di tonnellate di macerie (di queste ne sono state rimosse solo 211mila).
Inoltre buona parte dei cittadini vive ancora in condizioni precarie circa sette mila persone vive nei Map (le casette di legno) 573 nelle case in affitto concordato con la Protezione Civile e 314 risiedono in albergo, o nella Scuola sottufficiali delle Fiamme gialle di Coppito, in tutto sono 21.731 le persone ancora assistite, su un totale di 72 mila residenti.
Emanuela Ciciotti, aquilana, psicoterapeuta e psicologa dell’emergenza, ha spiegato che a tre anni di distanza: “La vera elaborazione della tragedia non è ancora incominciata. Tutto ciò che è accaduto nel post terremoto, dalla gestione della primissima emergenza alla prossima competizione elettorale, ha contribuito a sospendere il clima. L’ espressione del disagio più autentica, sostengono anche studi americani, ancora non si vede, ma sta per arrivare”.
Se a tutto ciò si aggiungono le polemiche per i fondi destinati alla ricostruzione e rimasti “congelati” in comune, le comprovate infiltrazioni criminali di origine mafiose nella ricostruzione (si parla di almeno dieci inchieste che puntano il dito contro la Sacra corona unita, la ‘ndrangheta, il Clan dei casalesi e Cosa nostra) ed altri soldi ancora non arrivati e provenienti da operazioni di beneficenza (come quelli raccolti con la canzone “Domani”, Jovanotti fu uno dei promotori del progetto) allora si capisce che questa è una regione ancora gravemente ferita che avrà bisogno di una politica pulita ed un’attenzione maggiore se vorrà veramente liberare le sue vie da quelle macerie che la natura ha fatto cadere nella notte di tre anni fa, ma soprattutto per evitare che altre macerie, ben più inquinanti e pericolose, possano esser create dall’uomo.

Enrico Ferdinandi

6 aprile 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook