Trenord, il contratto premia il macchinista furbetto: più ritarda e più guadagna

Trenord, il contratto premia il macchinista furbetto: più ritarda e più guadagna

sopralluogo-saronno-seregno-7MILANO – Nuova aria di tempesta nel settore del trasporto ferroviario: oltre alla ‘ritardite’ che spesso molti fruitori del servizio riscontrano – talmente marcata in certi casi da far pronunciare frasi nostalgiche del tipo ‘almeno i treni arrivavano in orario’ – da oggi si scopre un nuovo elemento che starebbe alimentando la patologia delle ferrovie: alcuni macchinisti avrebbero infatti sfruttato la normativa esistente per guadagnare di più accumulando ritardi durante il servizio. Con buona pace dei pendolari.

Questo sarebbe stato possibile poiché l’integrativo di Trenord lega la parte variabile dello stipendio anche ai minuti passati alla guida. In buona sostanza: più essi aumentano e tanto più la busta paga s’ingrassa. E ancora: superate le 3 ore di viaggio, scatta addirittura un bonus. Un contratto che – ça va sans dire – può rendere molto conveniente al macchinista furbetto rallentare la marcia e guadagnare in tal modo più soldi.

3 macchinisti, in forma anonima, hanno esposto questo assurdo paradosso e – secondo le loro testimonianze – rallentare, in effetti, conviene: le prime 2 ore di lavoro valgono 6 euro ciascuna, la terza 9, la quarta 12 etc.. Inoltre, come anticipato in precedenza, dopo 3 ore di servizio, ecco pronto un bel bonus da 15 euro, che diventano 25 dopo 4 ore, 30 dopo 5 e – dulcis in fundo – ben 40 euro oltre le 7 ore di guida continuate. Tutto ciò accade nonostante sia lo stesso contratto – per ovvie ragioni di sicurezza – a impedire di stare ai comandi per più di 5 ore e mezza.

Per Trenord il tema è noto, l’integrativo è vecchio di 3 anni e solo oggi torna a far così discutere, perché l’azienda ha focalizzato ogni sforzo in un piano sulla puntualità – che sta dando i primi effetti “grazie all’impegno del personale” dice Trenord – puntando molto sulla motivazione dei ferrovieri. Riconoscendo il problema, Cinzia Farisé, Ad di Trenord – nominata dal governatore Roberto Maroni – aveva chiesto scusa ai pendolari e affermato: “Il nostro servizio è inacettabile, sembra l’India”.

La norma in questione, però, sembra remare nella direzione opposta. Per questo, riferisce Trenord, sono state aperte da alcuni mesi trattative col sindacato “per per rimuovere questo articolo che può indurre a comportamenti scorretti”. Dal canto suo – comunque – la Farisé ci tiene a non scaricare del tutto la responsabilità sul personale : “Riteniamo che le cause di ritardo siano altrove, ma abbiamo il dovere di rimuovere ogni alibi”.

Il sindacato Orsa, che rappresenta una consistente percentuale dei ferrovieri, ha commentato la vicenda attraverso le parole del sindacalista Valter Volpi, che spiega: “Ancorare la retribuzione ai minuti non incentiva alla puntualità ma – precisa – dalla mia esperienza, i macchinisti non ci marciano”. Anche la Filt-Cgil rigetta l’ipotesi di ritardi studiati a tavolino, e parlando anzi di “caccia al macchinista ritardatario” riferisce con Luigi Ciracì: “Se Trenord crede che qualcuno tardi apposta per guadagnare di più lo dimostri. Va colmato – osserva il sindacalista – il disequilibrio economico tra chi guida meno o più di tre ore”.

Davide Lazzini
26 febbraio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook