Caso Parolisi: secondo la Cassazione “Melania uccisa in un impeto d’ira”

Caso Parolisi: secondo la Cassazione “Melania uccisa in un impeto d’ira”

1564248-processo_parolisiROMA – Salvatore Parolisi ha ucciso la moglie, Melania Rea, durante “un’esplosione d’ira” nata a seguito del litigio “tra i due coniugi” in seguito alla “conclamata infedeltà” dell’uomo. Questo è ciò che si legge nelle oltre cento pagine – depositate oggi dalla Cassazione – che motivano la condanna inflitta a Parolisi.
Secondo i giudici, le 36 coltellate inflitte dall’ex militare sul corpo della moglie, indicano che si è trattato di un “dolo d’impeto” finalizzato ad uccidere, ma – precisano – “la mera reiterazione dei colpi non può essere ritenuta” come aggravante di crudeltà con conseguente aumento di pena.
“L’abbandono in stato agonico” della moglie Melania, da parte di Parolisi, “è anch’esso condotta ricompresa nel finalismo omicidiario, non potendo assimilarsi la crudeltà all’assenza di tentativi di soccorso alla vittima (che presuppongono una modifica sostanziale del finalismo che ha generato l’azione)”. Questo è quanto scritto sugli atti con i quali la Cassazione motiva la sentenza di Parolisi e spiega l’annullamento dell’aggravante di crudeltà.
Non è escluso che in sede di ricalcolo della pena, l’ex militare possa ottenere uno sconto della stessa. “Il mantenimento (o meno) del diniego delle circostanze attenuanti generiche è compito, in tutta evidenza, del giudice di rinvio (Corte d’Assise d’Appello di Perugia), essendo parzialmente mutato il quadro circostanziale posto a carico” di Parolisi, scrivono ancora i supremi giudici.
L’omicidio di Melania risale al 18 aprile 2011, quando la donna scomparve sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dove si era recata con il marito e la loro bambina di diciotto mesi. Fu lo stesso Parolisi a dare l’allarme, sostenendo di non averla vista ritornare dopo essersi allontanata per usare i servizi igienici. Il corpo della giovane donna – invece – fu ritrovato nel bosco di Ripe di Civitella, a 18 chilometri da Colle San Marco. L’avviso di garanzia fu notificato a Parolisi due mesi più tardi, il 29 giugno 2011, e fu arrestato il 19 luglio dello stesso anno.
Parolisi fu condannato a trent’anni dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila per l’omicidio della moglie il 30 settembre 2013, lo scorso 10 febbraio, la Cassazione ha annullato la sentenza, ordinando l’eliminazione dell’aggravante di crudeltà. Ora il caso torna alla Corte d’Assise d’Appello, che dovrà ricalcolare un ribasso della condanna inflitta.

di Marilena Tuveri

25 febbraio 2015

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