Eternit, Cassazione: processo già prescritto prima del processo a Schmidheiny. Guariniello firma una nuova richiesta di rinvio a giudizio

Eternit, Cassazione: processo già prescritto prima del processo a Schmidheiny. Guariniello firma una nuova richiesta di rinvio a giudizio

1_13TORINO – “Il Tribunale ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato”, per questo “la consumazione del reato di disastro non può considerarsi protratta oltre il momento in cui ebbero fine le immissioni delle polveri”. Recita così una parte della motivazione prodotta dalla Cassazione a seguito della sentenza che il 19 novembre scorso aveva dichiarato prescritto il processo Eternit contro l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny.

Per la Corte L’effetto nocivo delle polveri di amianto è stato appurato nell’agosto ’93: da quella data la lavorazione della sostanza è stata bloccata del tutto, ed è stato dato ordine “agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti”. Inoltre, dal ’93, alla data del rinvio a giudizio (2009) e alla sentenza di primo grado (13/02/2012) sono trascorsi più dei 15 anni previsti per “la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005”: il processo per le morti da amianto era dunque già prescritto ancor prima del rinvio a giudizio di Schmideiny.

Di più: secondo la Corte, l’imputazione di disastro non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio dell’imprenditore elvetico: la condanna a 12 anni (prevista per chi cagiona morti e malati) sarebbe troppo bassa e ciò per i giudici è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso”.

Secondo gli ermellini, “per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di primo grado” decadono “tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”. In pratica: nessuna condanna e nessun risarcimento per le vittime (258 dall’89 al 2014) dell’amianto che – spesso in sordina e in barba a quanto stabilito in merito alla bonifica – continua ad essere parte della quotidianità: chilometri di tubature dell’acqua, tettoie, parti di treni e materiali per la coibentazione – solo per citare alcuni esempi – risultano ad oggi essere composti da amianto, nonostante l’acclarata pericolosità.

Oltre a questo, va aggiunta la cattiva abitudine – da parte di privati ed Enti pubblici – di disfarsi in modo improprio dall’eternit: anziché seguire l’iter di rimozione e smaltimento prescritto, si preferisce (complice anche l’elevato costo di smantellamento e messa in sicurezza del materiale) abbandonare o interrare l’amianto nell’ambiente, infischiandosene delle eventuali criticità che possono sorgere laddove esso cominci a disgregarsi.

Bruno Pesce, portavoce dell’Afeva, l’associazione che riunisce i parenti delle vittime dell’amianto di Casale Monferrato ha dichiarato con un certo sconcerto che “la sentenza Eternit ha seguìto una logica giuridica che andava bene 80 anni fa. Il disastro – prosegue – è ancora in essere negli effetti e nelle cause. La legge non è del tutto chiara in materia di disastri ambientali, ma per fatti come questo non dovrebbe esserci la prescrizione”.

Anche il Pm di Torino Raffaele Guariniello non si arrende sulla vicenda Eternit. E commentando le motivazioni della sentenza di prescrizione della Cassazione, ha annunciato che la procura della Mole ha chiesto un nuovo rinvio a giudizio per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. “La battaglia per le vittime dell’amianto – riferisce Guariniello – non è finita qui. Anzi, questa sentenza spiana la strada al nuovo processo, quello sugli omicidi, che sono 258 fino a oggi. Ho firmato la richiesta di rinvio a giudizio. Il giorno della giustizia arriverà, anche con l’aiuto di questa sentenza. Ci sono persone che continuano a morire ogni giorno per l’Eternit, il colpevole sarà punito”.

Davide Lazzini
24 febbraio 2015

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