Operazione Triton, l’Italia chiama ma l’Europa non risponde: sono più di quattrocento i profughi morti

Operazione Triton, l’Italia chiama ma l’Europa non risponde: sono più di quattrocento i profughi morti

 tragedia-lampedusa-profughiLAMPEDUSA — Difficile tenere il conto di una tragedia che di ora in ora vede salire il numero dei morti in modo drammatico.

I sopravvissuti raccontano e aggiungono dettagli alla disgrazia avvenuta domenica nel Canale di Sicilia: il numero dei gommoni è salito a quattro e i profughi imbarcati sarebbero stati quattrocentosessanta.
Le vittime quindi salirebbero così ad oltre quattrocento, un numero dolorosamente maggiore rispetto alle prima stime: «Non volevamo partire, c’era brutto tempo. Ma i trafficanti umani ci hanno costretto sotto la minaccia delle armi e non avevamo scelta»; il racconto continua spiegando che, dopo essere partiti, uno dei gommoni è affondato durante la traversata, portandosi con sé il carico di morte di ogni singolo profugo stipato sopra come bestiame: «A bordo c’erano anche tre bambini. È stata una tragedia, non avrei mai immaginato di vivere un incubo del genere».

Lo choc ed il terrore è palpabile in quanti sono stati testimoni impotenti. Certo, loro sono salvi ora, soccorsi e trasportati con un mercantile al Porto di Lampedusa; persone che a guardarle e a sentirle fanno memoria di come queste acque siano diventate acque di morte: «Ci tenevano chiusi in un magazzino alla periferia di Tripoli e ci dicevano di aspettare il momento giusto prima di partire. Poi sabato sono venuti armati, senza preavviso, e ci hanno costretti a lasciare quel campo per raggiungere una spiaggetta».
Ottocento dollari a testa per venir ammassate sulla spiaggia, uomini donne e bambini, obbligati e minacciati con la forza a salire su quei quattro gommoni con un motore inadeguato alle condizioni meteorologiche a rendere proibitiva la navigazione; con la sfacciata e calcolata promessa che «il tempo sarebbe migliorato, e noi non potevamo che fidarci di loro». Dieci taniche di benzina e la vana speranza di farcela, purtroppo subito inabissata a poche miglia dalla costa libica, direzione Lampedusa, con il primo gommone ad andare a fondo e altri due a sgonfiarsi ed imbarcare acqua.
Onde alte nove metri e mare forza sette/otto da affrontare, anche da parte della Guardia Costiera che ha soccorso per prima uno dei gommoni in avaria, con settantasei superstiti (la maggior parte sub sahariani), e ventinove morti per assideramento; altre due imbarcazioni avevano a bordo solo due sopravvissuti da una parte e sette da un’altra, numeri esigui che le testimonianze dei superstiti hanno subito ridefinito: «Sul secondo gommone abbiamo visto morire oltre duecento persone».
I morti per congelamento, quasi tutti eritrei, sono una ulteriore spina nel fianco; sette di loro stremati a morte nell’attesa dei soccorsi, e gli altri ventidue ad esalare l’ultimo respiro a bordo delle motovedette italiane, uniche a muoversi fino al largo mentre le imbarcazioni della missione europea Triton sono state tenute sotto costa, e quindi inutili.

Adesso rimangono ventinove bare arrivate a Porto Empedocle, da seppellire nei quattordici Comuni dell’Agrigentino che si sono resi disponibili a ricevere le salme, e quanti sono rimasti in vita, ospitati nel centro di accoglienza di Lampedusa. Qui avranno ventiquattro ore per riprendersi nel fisico e nella mente; tra di loro anche un ragazzo di dodici anni, messosi in viaggio da solo alla ricerca di un lavoro in Europa.

Molte le domande, altrettante le polemiche sollevate per evitare questo continuo calvario, con la voce di Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa, in testa, e a seguire i rappresentanti dell’UNHCR, il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Enrico Letta, Laura Boldrini, Presidente della Camera, e Piero Grasso, Presidente del Senato; tutti concordi nel ribadire che l’Operazione Triton è inadeguata e insufficiente, che davanti ad una strage di queste proporzioni siamo tutti chiamati, come cittadini europei, a rispondere non ad un tribunale ma alla nostra coscienza per ciascuna delle vittime del Mediterraneo.
Altro monito è quello del Cardinale Bagnasco che ha dichiarato: «Finché l’Europa fa finta di non capire che l’Italia è veramente la porta dell’Europa e guarda da un’altra parte, le cose andranno avanti così, con queste tragedie in mare».

Quello che sconvolge è che questo dramma si sarebbe potuto evitare, che sarebbe bastato che si fossero mosse le navi militari rimaste sotto costa e non solamente le motovedette e i gommoni italiani, inadeguati al mare in quelle condizioni di gelo e maltempo.
L’Europa è chiamata a rispondere per omissione di soccorso? La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta ed è una fatto ormai conclamato che con la soppressione di Mare Nostrum si sia tornati a contare i morti in mare, con un’operazione europea che si limita a salvaguardare i confini, con mezzi insufficienti, e non gli esseri umani.

Paola Mattavelli
12 febbraio 2015

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