Usa: 13 anni, rischia l’ergastolo per fratricidio

A 13 anni rischia di passare il resto della sua vita in carcere e di diventare il più giovane cittadino americano a essere condannato all’ergastolo. Aveva solo 12 anni quando fu accusato di aver ucciso il fratellino più piccolo con un pugno in testa.

Gli inquirenti, dal canto loro, continuano ad affermare che il ragazzo sarebbe “un grave pericolo per la società” e per questo motivo sarebbe giusto “giudicarlo come un adulto”.

L’opinione pubblica americana si divide sul caso del 13enne fratricida il cui processo, che potrebbe terminare con una condanna al carcere a vita, dovrebbe concludersi alla fine dell’anno.

L’imputato uccise il fratellino, di soli due anni, con un pugno in testa.

Inizialmente il bambino era stato trovato dalla madre con il cranio fracassato. Il fratello omicida aveva dichiarato inizialmente che il bambino era stato colpito da uno scaffale cadutogli addosso, ma in seguito all’autopsia ogni dubbio è astato fugato. Il piccolo era stato colpito con un violento pugno. Oltre a lui imputata anche la madre, accusata di omicidio colposo, la vita della piccola vittima sarebbe potuta essere salvata se solo sua madre l’avesse portato immediatamente in ospedale invece di aspettare ben sei ore prima di farlo.

Infatti, dopo una lunga e terribile agonia, morì in ospedale due giorni dopo aver ricevuto il pugno.

Pochi giorni fa il ragazzino è comparso in tribunale come qualsiasi altro criminale, la tuta arancione, i polsi e le caviglie legati con le manette.

E mentre alcuni affermano che, per l’atrocità del delitto commesso, dovrebbe essere giudicato come un adulto, perché potenzialmente pericoloso, altri provano sdegno all’idea che un adolescente così piccolo possa rischiare l’ergastolo.

Secondo tanti cittadini progressisti americani il 13enne sarebbe vittima della sua infanzia difficile che lo avrebbe portato ad essere violento, chiedono perciò che il suo caso sia sottoposto all’esame del tribunale dei minori.

La stessa richiesta è stata mossa dal legale del ragazzino il quale chiede che il suo assistito sia giudicato da un tribunale dei minori. In questo caso l’imputato rischierebbe al massimo una pena di 36 mesi di detenzione.

Valentina Vanzini

22 marzo 2012

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