La mamma di Loris ritenuta una «lucidissima assassina»

La mamma di Loris ritenuta una «lucidissima assassina»

 CATANIA — «Lucidissima assassina», questa una delle motivazioni che hanno portato il Tribunale del Riesame di Catania a confermare lo stato d’arresto per Veronica Panarello lo scorso 3 gennaio.
Centonove pagine dove viene spiegato perché la mamma di Loris, accusata d’aver ucciso suo figlio il 29 novembre 2014, debba rimanere in carcere.

Secondo i magistrati la donna avrebbe una elevatissima capacità criminale, una capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria e un’insospettabile tenuta psicologica che l’hanno portata a simulare «un rapimento ed un omicidio a sfondo sessuale quando fu lei a liberarsi del figlio perché costituiva un intralcio per i suoi piani».

Il documento contenente le motivazioni è un elenco tanto dettagliato quanto inquietante nel descrivere il profilo psicologico della Panarello, definita capace di un’agghiacciante indifferenza e di «pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile».
Proprio la volontà di organizzare il rapimento del figlio rivela una «sconcertante glacialità» che l’ha portata a sbarazzarsi del cadavere per occultare lucidamente e con impressionante determinazione le prove del crimine commesso.

Per i giudici è evidente il rischio di inquinamento da parte dell’indagata che, dopo aver agito in preda ad uno stato passionale momentaneo di rabbia incontenibile dovuto al fallimento dei suoi programmi mattutini causati dalla presenza del figlio, «con glaciale freddezza ha rimosso le scottanti fascette», avendole tagliate precedentemente con delle forbici, ritrovate poi in camera di Loris; fascette che andavano assolutamente eliminate perché appartenenti ad una confezione del marito tenuta nel ripostiglio di casa. Stessa freddezza glaciale che avrebbe avuto nel trasportare «il gracilissimo corpicino in garage».

Inoltre è molto alto il «rischio di recidivanza» perché Veronica Panarello ha avuto una crudeltà «odiosissima e assenza di pietà, con una totale incapacità di controllo della sua furia omicida».
Anche se non ci sono elementi di prova su come si sia evoluta la disputa con Loris che ha poi innescato lo strangolamento, è ipotizzabile che la mamma abbia sorpreso il figlio stringendogli il micidiale cappio a portata di mano intorno al collo, senza dargli la possibilità di reagire e legandogli immediatamente i polsi per poter simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie ad opera di un estraneo; subito dopo, nonostante il ritardo sul suo appuntamento a Donnafugata, si sarebbe liberata del secondo sacco della spazzatura che conteneva le fascette e presumibilmente anche dello zainetto mai più ritrovato.

Sarebbero stati anche i comportamenti processuali della Panarello ad avvalorare la fittissima trama indiziaria, supportando così l’ipotesi accusatoria che la vede uccidere il figlio perché il suo voler rimanere insieme a lei avrebbe rovinato i programmi per i quali si era accuratamente preparata, un look esteticamente molto curato che aveva destato la curiosità di Loris. Per i magistrati «l’indagata descrive percorsi illogici, mentendo spudoratamente per accreditare una normale quotidianità sconfessata dalle sue artificiose ricostruzioni», che sono «dense, così come rettamente dedotto dall’accusa, di incongruenze, menzogne e ricordi postumi».

Paola Mattavelli
3 febbraio 2015

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