Brescia, arrestato marocchino: stava progettando attentato a sinagoga

È stato evitato il peggio con l’arresto, avvenuto questa mattina all’alba, di un marocchino di appena 20 anni, J.M., accusato di esser coinvolto in attività di addestramento all’uso di armi ed esplosivi ai fini terroristici.
La Polizia di Stato, che lo ha portato in carcere con un ordinanza di custodia cautelare, sta ora cercando di capire in che modo J.M. sia coinvolto nella rete terroristica di al-Qaeda. L’operazione che ha portato al suo arresto è stata coordinata dalla Procura Distrettuale di Cagliari e condotta dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos e dalle Digos delle Questure di Cagliari e Brescia.

Il ragazzo viveva nel capoluogo lombardo dall’età di sei anni e ad attirare l’attenzione su di lui sono stati i suoi movimenti sul web. Negli ultimi anni difatti internet è diventato un mezzo proficuo, per al-Qaeda per  reclutare nuovi possibili attentatori. J.M. era intervenuto negli ultimi mesi su molti forum e siti di questo tipo dimostrando un grande interesse sulle tematiche jihadiste, da qui sono partite le indagini. Si è scoperto poi che il giovane marocchino è un abile informatico, per questo è stato difficile raccogliere prove contro di lui, e che aveva creato su Facebook dei gruppi segreti (ovvero non visibili da tutta la comunity) dove diffondeva informazioni su come usare armi da fuoco o su come costruire ordigni esplosivi come bombe molotov ma anche più devastanti, pensate che vi erano istruzioni per costruire bombe con componenti chimici facilmente reperibili in commercio.
Secondo le forze dell’ordine il giovane marocchino stava progettando da mesi un attentato alla sinagoga di Milano. Gli uomini della Digos di Brescia hanno trovato sul suo computer importanti documenti fra i quali emerge anche una mappa virtuale dell’edificio dove il ragazzo si era soffermato nello studio dei movimenti e del posizionamento degli uomini della sicurezza e delle vie di fuga ed accesso.
Le autorità continueranno le indagini assieme alla polizia statunitense e britannica per cercare di ricostruire la rete internazionale che muove i fili di queste attività online che possono, come avete potuto leggere, forgiare nuovi potenziali attentatori difficili da scovare.

Enrico Ferdinandi

15 marzo 2012

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