Marina Militare: ufficiali in manette per tangenti sugli appalti

Marina Militare: ufficiali in manette per tangenti sugli appalti

marina-militareTARANTO –  E’ bufera nella Marina Militare. Al termine di un’indagine durata quasi un anno, sono state arrestate stamattina 7 persone con l’accusa di concorso in concussione. Sono 5 ufficiali, di cui 2 in servizio allo Stato maggiore a Roma, un sottufficiale e un dipendente civile. I provvedimenti sono scattati a seguito di quanto emerso dal vaglio effettuato su alcuni lavori di manutenzione delle navi militari e sulle forniture alle Marina a cui, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero state imposte tangenti del 10% rispetto al valore dell’appalto.

L’incipit della vicenda risale a marzo 2014, quando i carabinieri arrestarono il capitano di fregata Roberto La Gioia, in servizio nella base navale tarantina di Chiapparo. In quell’occasione gli investigatori scoprirono la contabilità dei soldi versati dagli imprenditori per aggiudicarsi le commesse: da lì partì l’indagine volta alla ricerca dei complici dell’ufficiale, finito in manette il 12 marzo con l’accusa di concussione.

I carabinieri perquisirono 4 imprese di Taranto, i cui titolari sarebbero stati costretti a sottostare alle pretese dell’ufficiale. A fare da Cicerone agli investigatori, furono alcuni files contenuti in 2 chiavette elettroniche di proprietà del comandante e che finirono sotto sequestro. Accanto ad ogni azienda registrata in quegli archivi portatili, era riportato il valore dell’appalto aggiudicato e il pagamento di tangenti, equivalenti al 10% dell’importo della commessa.

Il capitano La Gioia venne fermato nel suo ufficio alla base della Marina di Taranto. Un imprenditore aveva raccontato ai carabinieri di essere stato costretto a girare 150mila euro all’ufficiale per garantirsi il regolare pagamento delle fatture emesse dalla sua impresa, titolare dell’appalto per il ritiro e il trattamento delle acque di sentina dalle navi ormeggiate a Taranto e Brindisi. L’imprenditore ha inoltre raccontato del tentativo di coinvolgerlo nelle manovre per pilotare una gara d’appalto, per la quale è finito sul registro degli indagati un altro imprenditore con l’accusa di tentativo di turbativa d’asta.

Dopo la denuncia, l’uomo ha collaborato con i carabinieri permettendo di svelare il sistema. Il 12 marzo scorso, infatti, l’imprenditore si e’ recato nell’ufficio del capitano di fregata per consegnargli una tangente da duemila euro ma quando è uscito dalla stanza sono arrivati i carabinieri che hanno arrestato l’ufficiale.

I carabinieri hanno perquisito l’appartamento di La Gioia trovando 36mila euro in contanti mentre altri 8mila euro sono stati rinvenuti nella cassaforte del suo ufficio, oltre alle pen drive con la contabilità occulta.

Davide Lazzini
13 gennaio 2014

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