Milano, in fiamme un magazzino usato come rifugio dai senzatetto

Milano, in fiamme un magazzino usato come rifugio dai senzatetto

 incendio GrecoMILANO — È stato necessario l’intervento di una ventina di Vigili del Fuoco, con tre autopompe e un’autobotte, per spegnere l’incendio sviluppatosi in via Bettoni, sotto la ferrovia in zona Greco.

Le cause sono da accertare ma, come spiegato dai Vigili, il deposito nel quale si sono sviluppate le fiamme è spesso usato come ricovero dalle persone senza fissa dimora. L’ipotesi è che il rogo sia di origine dolosa, ma le indagini sono ancora in corso.

A Milano i senzatetto sono una realtà numerosa, come in tutte le grandi città, molte volte ignorata. Persone invisibili eppure in costante aumento. I dati a disposizione sono pochi e frammentari ma negli ultimi anni stanno aumentando gli sforzi per conoscere maggiormente la situazione di chi vive per le strade. Milano è tra le poche città che ha a disposizione un Censimento Completo della popolazione dei Senza Dimora della città; il primo era stato condotto nel 2008, il secondo e ultimo a disposizione è stato fatto nella notte del 1 marzo 2013. Oltre seicento volontari hanno mappato tutte le vie cittadine, raggiungendo i senza fissa dimora, stabilendo che rispetto al 2008 questa realtà è aumentata del 69%; più senzatetto, ma meno «rough sleepers», ovvero chi dorme per strada, grazie all’aumento di forme di accoglienza invernali. Milano è la città italiana con più clochard, ma anche la più sensibile avendo molte organizzazioni no profit dedicate al loro soccorso.

Ma chi sono queste persone che si accampano per dormire in varie zone della città, con un cartone e qualche coperta per ripararsi, cercando un rifugio dove capita, soprattutto in prossimità delle principale stazioni (Lambrate, Stazione Centrale, Greco-Pirelli, Cadorna e Garibaldi)? Sono prevalentemente uomini con un’età compresa tra i venticinque e i quarantaquattro anni, quindi ancora produttivi; sono in aumento gli immigrati e le persone che dichiarano di essere sposati o avere una compagna. È emerso inoltre che rappresentano un capitale umano dato che il 10% ha un diploma terziario; il 78% non ha un lavoro, ed è proprio la perdita di lavoro la causa principale della loro situazione, oltre a problemi nelle relazioni familiari, dipendenza da droga ed alcol e uscita dal carcere. Oltre un terzo dichiara di non essersi mai rivolto a servizi di assistenza, molti non ne conoscono nemmeno l’esistenza. Il pericolo è quindi una cronicizzazione di questo stato, un circolo chiuso nel quale si cade per non uscirne più. È fondamentale approfondire la conoscenza di questo fenomeno per poter intervenire con politiche adeguate non solo di tipo emergenziale, con ingenti risorse pubbliche destinate a questo scopo, ma come interventi pensati per prevenire, oltre che assistere.

Paola Mattavelli
10 gennaio 2015

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