Con la partenza per Istanbul si chiude la parentesi di Alì Agca in Italia

Con la partenza per Istanbul si chiude la parentesi di Alì Agca in Italia

Ali Agca in aeroporto Fiumicino,a breve espulsione da Italia

ROMA- L’Airbus A319 dell’Alitalia, con a bordo l’ex terrorista turco Alì Agca, è decollato alle 22.50 di ieri dall’aeroporto di Fiumicino, diretto a Istanbul. Si conclude così la visita a sorpresa dell’ex lupo grigio, che nel maggio del 1981 sparò in piazza San Pietro a Giovanni Paolo II. Sabato 27 Dicembre si era presentato sul sagrato della Basilica di San Pietro, per poi far visita alla tomba di San Giovanni Paolo II, sulla quale ha deposto un mazzo di fiori. Il giudice di pace ha dato via alla sua espulsione, formalizzando il provvedimento avviato dall’Ufficio immigrazione della questura di Roma per ingresso clandestino. Dai controlli effettuati sabato, i suoi documenti sono risultati ″irregolari″ e in particolare mancava il visto sul passaporto.

Non è dunque servito a nulla il tentativo fatto ai legali di Pietro Orlandi, Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili, che avevano depositato in Procura a Roma un’istanza con la quale chiedevano che non venisse espulso, ma fosse trattenuto in Italia per motivi di giustizia e fosse sentito sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza, cittadina vaticana, scomparsa nel 1983. I magistrati hanno deciso di non interrogarlo perché non lo considerano ″attendibile″. Gli inquirenti, infatti, ritengono che non sia necessario ascoltarlo nuovamente, poiché nel corso degli anni “ha fornito decine di testimonianze al riguardo in pubblico e nel corso di processi”. Una decisione insensata, secondo Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha detto di: “Non comprendere questa fretta nel volerlo espellere”. “Ali Agca è in qualche modo collegato alla scomparsa di mia sorella, mi sembra evidente – continua Orlandi – Ci sono dichiarazioni ben precise su questo punto, anche da parte dell’indagato Marco Fassoni Accetti (il fotografo che sostiene di essere stato uno dei telefonisti e che il sequestro fu attuato da un gruppo di ecclesiastici contrario alla politica di Wojtyla) che ha più volte tirato in ballo direttamente Agca, dicendo che mia sorella fu sequestrata per indurlo a ritrattare le accuse ai bulgari come mandanti”. Anche il legale della mamma di Emanuela, Ferdinando Imposimato, si è mosso nella stessa direzione, inviando una lettera al ministro dell’interno Angelino Alfano, chiedendo che gli fosse dato il consenso ad ascoltarlo, “in sede d’indagini difensive prima dell’espulsione”. La richiesta, ha detto il legale: “ è giustificata dall’esigenza di accertare la verità sulla sorte di Emanuela”. Più volte, infatti, Agca ha detto di sapere che la ragazza era viva e di sapere dove fosse nascosta.

Rimangono gli interrogativi su come abbia fatto ad aggirare i controlli al confine e se abbia avuto dei complici che l’hanno aiutato a raggiungere la Capitale. Su questi aspetti sono state avviate indagini. A quanto accertato finora, l’ex terrorista sarebbe arrivato in auto passando dall’Austria in compagnia di altre persone, di cui non si conosce ancora l’identità. Intanto l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano ha precisato che la visita nella Basilica di San Pietro era stata “autorizzata” dalle autorità vaticane, informate dalla polizia della sua presenza.

Marilena Tuveri

30 dicembre 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook