Caso Jucker: no all’affidamento ai servizi sociali

Ruggero Jucker non sarà affidato in prova ai servizi sociali è questa la decisione dei giudici del Tribunale di sorveglianza di Milano che hanno rigettato la richiesta dell’ex imprenditore.
L’uomo, che 20 anni fa massacrò la fidanzata con un coltello da sushi, aveva chiesto di finire di scontare la propria pena presso i servizi sociali.

Dopo essere stato condannato per quel terribile omicidio a 30 anni di carcere l’uomo, dopo aver visto dimezzare la sua pena a 16 anni, ora avrebbe voluto terminare gli ultimi 3 in un regime differente da quello carcerario.
A questa richiesta si era opposta per prima la Procura che ha dato il suo no, ora anche i Giudici.
Nella notte fra il 19 e il 20 Luglio Jucker, allora famosissimo imprenditore nella ristorazione milanese, uccise nel bagno del suo appartamento la fidanzata 26enne Alenja Bortolotto, massacrandone il corpo con 40 coltellate inferte con un affilatissimo coltello a sushi.
Dopo averla uccisa infierì sul suo corpo con così tanta ferocia da dissezionarne una parte, il fegato fu ritrovato nel cortile del palazzo mentre il resto del corpo era irriconoscibile.
La polizia giunse sul luogo del delitto, una palazzina di Milano, alle 4.40 dopo aver ricevuto numerose chimate al 113 dove un vicino segnalava una violenta lite nell’appartamento accanto. Jucker fu ritrovato per strada, nudo, mentre gridava frasi sconnesse.
Gli agenti, riuscirono ad individuare l’appartamento di Jucker, che si trovava al piano terra del palazzo, vicino al cortile e non appena entrati trovarono il corpo di Alenya Bortolotto. La giovane era stesa supina sul pavimento del bagno, accanto alla lavatrice, con indosso solo una maglietta blu. Il corpo aveva una profonda ferita che partiva da sotto l’ascella fino al ventre, da cui uscivano le viscere.
Negli interrogatori molto spesso Jucker indicò il film Hannibal come ispirazione del delitto, spiegando così una parte del fegato ritrovata nel cortile dopo essere stata lanciata dalla finestra.
In realtà in molti pensano che Jucker non sia pazzo, come in realtà vuole far credere, che il delitto di Alenja sia stato in realtà, non il risultato di un momento di follia, ma il frutto di un omicidio studiato nei minimi dettagli. Lo dimostra il fatto che quella notte la porta di casa fosse chiusa a chiave e che le altre porte delle stanze, compresa il bagno, non avessero la chiave, come se Jucker avesse costruito per la sua vittima una prigione senza via di fuga.
Alenja provò a difendersi, fuggì dalla camera da letto al salotto, tentò di chiamare aiuto afferrando la cornetta del telefono, che le fu strappata via. Scappò in bagno nella speranza di chiudersi li dentro, ma Jucker aveva già premeditato tutto. Anche il tentativo di sezionare una vittima, secondo gli psicologi, rappresenta una volontà di occultare il cadavere che è totalmente assente nei casi di raptus omicidi.
Jucker non uccise Alenja perché pazzo, la uccise perché non la voleva più, perché lei voleva un figlio (anzi si credeva in cinta) e lui non poteva sopportarlo. La massacrò con lucidità, ferocia e cattiveria. Questo non solo significa che Ruggero Jucker era sano di mente mentre infieriva sul corpo della sua fidanzata, ma soprattutto dimostra che era ed è pericoloso. E che, è questo l’aspetto più inquietante, potrebbe rifarlo.

Valentina Vanzini

14 febbraio 2012

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