Caso Loris Stival: tante le incongruenze. Dalle fascette alle riprese, aumentano i sospetti sulla madre

Caso Loris Stival: tante le incongruenze. Dalle fascette alle riprese, aumentano i sospetti sulla madre

omicidio-loris-stivalRagusa – Veronica Panarello, la madre del piccolo Loris, è sempre più al centro delle indagini per la morte del bambino. A spostare inizialmente il focus delle indagini su di lei sono state una serie di inesattezze nelle varie ricostruzioni che la donna ha fornito agli investigatori. Ora però spuntano due nuovi e inquietanti fatti a compromettere maggiormente la sua posizione: l’auto della donna, una polo nera, sarebbe stata ripresa a 50 metri dalla strada che porta a Mulino Vecchio, il luogo dell’omicidio; inoltre in casa del bambino erano presenti delle fascette da elettricista, come quella con cui Loris è stato strangolato, che lunedì il padre ha consegnato alle maestre andate a porgere le proprie condoglianze in casa Stival.

Le maestre hanno consegnato il tutto in Questura. Teresa Iacona, una di loro, racconta: “Il papà di Loris, su pressioni della mamma, ci ha dato una confezione, aperta, di fascette di plastica bianche, sostenendo che sarebbero dovute servire al bambino nei lavori in classe proprio il giorno in cui era scomparso siamo rimaste sorprese perché non avevamo mai chiesto di portarle, sono pericolose, e non era previsto il loro utilizzo a scuola”.

La polizia scientifica ha già svolto i primi accertamenti che confermerebbero i tanti sospetti: Loris è stato strangolato con una fascetta da elettricista e poi, ancora in vita, è stato gettato nel canalone in contrada Vecchio Mulino, a 4 chilometri dalla cittadina di Santa Croce Camerina. Sul collo del bambino sono presenti dei tagli compatibili con la base zigzagata delle fascette e proprio sulle fascette consegnate dalle maestre sono state trovate delle tracce organiche che saranno analizzate.

Tutti questi nuovi tasselli vanno ad aggiungersi alle carenti e improbabili ricostruzioni che Veronica Panarello ha fornito agli investigatori. L’auto della donna non viene mai inquadrata dalle telecamere negli orari indicati: Veronica sostiene di essere transitata da via Giacomo Matteotti, nei pressi della scuola Falcone e Borsellino di via Fratelli Cervi, e di aver lasciato il figlio a poche decine di metri dall’ingresso dell’istituto. Le riprese però tra le 8e30, l’orario indicato in cui i tre escono di casa, e le 8e40, l’orario in cui un’altra telecamera riprende l’auto nei pressi della ludoteca dove verrà lasciato il figlio più piccolo di 4 anni, non confermano il passaggio dell’auto all’incrocio tra via Matteotti e piazza Unità d’Italia, un punto dove la donna ha sostenuto di essere passata.

Un’altra grande incongruenza è data dall’orario in cui la donna arriva al castello di Donnafugata per partecipare ad un corso di cucina. In altri video in possesso degli inquirenti emerge che la 25enne esce di casa attorno alle 9.15-9.20, per arrivare al castello alle 9.55 nonostante il tragitto richieda tra i 15 e i 20 minuti. C’è quindi un buco di un quarto d’ora di cui ancora non è stata data alcuna spiegazione. Al momento quindi Carabinieri e squadra mobile stanno concentrando l’attenzione sul passato di Veronica, fatto di trascorsi familiari difficili.
Per ora l’unico indagato rimane Orazio Fidone, il 64enne che per primo ha scoperto il cadavere; ce ne sono di elementi però che, se messi insieme, generano più che un sospetto sulla mamma di Loris.

Matteo Campolongo
6 dicembre 2014

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