Processo «Costa Concordia»: la Procura chiederà oltre venti anni a Schettino

Processo «Costa Concordia»: la Procura chiederà oltre venti anni a Schettino

Schettino, captain of the Costa Concordia cruise ship, looks on during a trial in Grosseto

La Procura di Grosseto sembra  intenzionata a chiedere 22 anni di carcere per Francesco Schettino, ritenuto responsabile del naufragio della Costa Concordia.  Intanto continua oggi il processo, sull’onda di quanto illustrato ieri dallo stesso Schettino. L’ormai ex comandante ha parlato dell’accostamento all’isola, deciso quella notte (13 gennaio 2012) senza informare la Costa Crociere del cambiamento di rotta perché «nelle varie probabilità la navigazione sotto costa si è sempre effettuata e il comandante della nave ha la facoltà di tracciare la rotta ma non ha nessun obbligo di informare l’armatore». Una deviazione costata la vita a trentadue persone, che non prevedeva anche una sosta e quindi «non ho avvisato nessuno». Nessuna distrazione per la telefonata a Palumbo per sapere la profondità sotto la costa che «durò appena trenta secondi», né in plancia quando ricorda al comandante in seconda Ambrosio di mettere il timone manuale, «gli dicevo timone a mano e lui capisce, era un reminding» e «se con il mio comportamento ho generato un dubbio ad una persona adulta, lui doveva essere in grado di manifestarlo».

L’interrogatorio è andato avanti con la critica rivolta da Schettino agli ufficiali che in plancia di comando non hanno avvisato dell’impatto imminente, un mutismo generale al posto dell’avvertimento «Comandante, siamo sugli scogli». Un tentativo di difesa che vuole puntare il dito nella direzione degli errori e delle mancanze dei suoi ufficiali: «O siamo dei kamikaze, o avevano tutti paura a parlare, o un ufficiale mi ha detto una bugia e la carta nautica era sbagliata. Oppure avevamo preso un sottomarino». Colpa anche del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin perché se Schettino avesse immaginato «che fossimo in quel punto così vicini all’Isola del Giglio, l’avrei sostituito» dopo i due errori consecutivi nell’accostata, come già era accaduto a Malta. E quella frase «altrimenti andiamo sugli scogli» detta ridendo, era puramente ironica perché non si aveva «contezza» della situazione.

L’ex comandante nega inoltre che il motivo della manovra sia stato quello di impressionare Domnica Cemortan, la hostess e ballerina moldava in plancia di comando con il maitre Tievoli e altri, ma era per favorire l’aspetto commerciale: «Considerato anche l’aspetto commerciale volevo prendere tre piccioni con una fava», facendo cioè un piacere a Tievoli e un duplice omaggio, all’Isola del Giglio e al comandante in pensione Mario Palombo che molte volte soggiorna proprio sull’isola. Un «inchino» già fatto un paio di altre volte, con una rotta da lui stesso vista e approvata.

Spesso la plancia era teatro di tour commerciali di venti o trenta passeggeri per volta, anche se «al massimo è ammessa una dozzina di persone»; queste ospitate venivano fatte pagare settanta euro dalla direzione commerciale e permettevano di osservare la navigazione e le operazioni necessarie per governare una nave, «mai nelle navigazioni sotto costa». Quella notte «chiesi all’ufficiale di turno di avvisarmi quando saremmo stati a cinque o sei miglia dal porto del Giglio e di rallentare la velocità della nave. (…) Ero molto rigido e ligio con le procedure di guardia». Domande di verifica anche sulla vista di Schettino: «Portavo le lenti a contatto. Io mi sottopongo a visita oculistica biennale anche per l’età e sono sempre risultato idoneo al comando»; e domande anche sulla preferenza circa la modalità diurna o notturna dei monitor radar: «Diurna», la risposta di Schettino.

L’interrogatorio è stato accompagnato dalla proiezione di schermate riguardanti la rotta e audio tratti dalla scatola nera con le frasi intercettate in plancia di comando.

Paola Mattavelli

3 dicembre 2014

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