Caso Yara. Individuato Dna compatibile con il killer

Una piccola traccia di Dna, una nuova pista per scoprire l’assassino di Yara Gambirasio.

È così che nuovamente, dopo mesi di stallo, gli investigatori ripartono dal Dna per risalire al killer della giovane di Brembate Sopra.
Un Dna che ha condotto gli inquirenti verso un nome e un cognome, una persona che conosce e forse è imparentata con chi il 26 novembre del 2010 uccise la piccola Yara.

Per ora si tratta solo di ipotesi, supposizioni che saranno verificate da indagini e rilievi scientifici.
Fra i 13 mila Dna raccolti in tutta la zona del bergamasco è stato individuato infatti un profilo genetico che corrisponderebbe in parte con il Dna dell’assassino, ricavato da una minuscola traccia di sangue lasciata sugli slip e sui leggins che Yara indossava al momento della morte.
Il Dna coincide per il 50 percento, potrebbe esserci dunque un legame familiare. Già in queste ore i Ris hanno iniziato a prelevare e analizzare campioni di saliva prelevati da tutte le persone legate da legami di parentela all’uomo che possiede questo Dna. I campioni serviranno a ricostruire una mappatura genetica utile per individuare coloro che hanno legami più stretti con l’assassino.
Sembra dunque stringersi sempre di più il cerchio intorno a chi quella sera di novembre tolse brutalmente la vita alla 13enne.
Gli inquirenti però invitano alla cautela. Già una volta fu compiuto un esame simile, non molto tempo fa, su un giovane il cui Dna coincideva al 50 percento con quello dell’assassino.
Il giovane frequentava la discoteca Sabbie Mobili di Chignolo d’Isola proprio accanto al campo in cui fu ritrovato il corpo della giovane.
Grazie alle indagini scientifiche fu possibile risalire ad uno zio del giovane il cui Dna coincideva per più del 50 percento con quello dell’assassino, ma la pista, che era sembrata buona all’inizio, si rivelò un vicolo cieco.
Per questo la cautela, questa volta, è d’obbligo. Le indagini scientifiche infatti dovranno essere affiancate a quelle classiche, con interrogatori e controlli. Ci vorranno settimane, forse mesi, lunghe analisi che si andranno ad aggiungere a 14 mesi di ipotesi e ricerche per un omicidio che non ha ancora un colpevole. Quando il cadavere fu ritrovato in aperta campagna a Chignolo d’Isola Yara indossava ancora i pantaloni elasticizzati e il giubbotto con cui era uscita di casa. Sul corpo, rivolto a faccia in giù, una serie di coltellate. Yara si era difesa, aveva tentato di lottare contro chi voleva farle del male, su di lei numerose tracce di Dna. Quello stesso Dna che i Ris hanno studiato, esaminato e comparato durante tutta l’indagine nel tentativo di risalire a quello che tutti a Brembate di Sopra hanno definito “l’orco”. Un orco che ha ucciso brutalmente una bambina di soli 13 anni, rapita fuori dalla sua palestra mentre usciva accaldata e felice, sbattuta al freddo, impaurita e sola in un campo isolato, pugnalata con rabbia mentre tentava di difendersi. Un assassino attorno a cui, lentamente, si sta stringendo il cerchio del Dna. Le indagini continuano, le analisi si fanno più profonde e veloci. Dovunque sia, chiunque sia, lo troveranno, ne sono certi. Lo devono a Yara e a tutta quella giustizia che da più di un anno si merita.

Valentina Vanzini

8 febbraio 2012

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