Assolto il pugile che uccise a pugni una donna

L’ha uccisa senza un perché, massacrandola di pugni, ma non andrà in carcere. Oleg Fedchenko è infatti stato prosciolto dall’accusa di omicidio aggravato. Sarà solamente curato per 5 anni in un ospedale psichiatrico dopo di che riotterrà la libertà. È una decisione shock  quella presa dal gup di Milano, Roberta Nunnari che ha giudicato il pugile ucraino non imputabile dell’accusa di omicidio.
Una perizia ha infatti stabilito che l’uomo soffre di schizofrenia perciò al momento dell’omicido di Emlou Arvesu non era in grado di intendere ciò che stava facendo.

Nell’agosto 2010 Oleg Fedchenko, depresso e arrabbiato perché la fidanzata l’aveva lasciato, uscì da casa della madre e con terribile lucidità si accanì contro la prima donna incontrata per strada massacrandola di pugni fino ad ucciderla.
Il nome di quella donna era Emlou Arvesu, filippina, madre di due figli. Quella mattina stava percorrendo viale degli Abruzzi dopo aver accompagnato la figlia maggiore, che assistette al massacro dal balcone, fu proprio su quella via che la donna incontrò il suo aguzzino.
In molti oggi ricordano quell’episodio, la furia di Oleg nell’accanirsi contro la donna.
Il corpo di Emlou a terra, col volto sfigurato dai pugni, l’uomo cavalcioni su di lei che continuava a colpire. “Urlava, era una furia, Emlou era a terra. Non si muoveva. Lui aveva il sangue fino ai gomiti” ricorda un testimone.
Emlou, trasportata d’urgenza al Fatebenefratelli morì tre ore dopo, massacrata senza un perché, gettata a terra e riempita di pugni solo per sfogare la rabbia di un uomo.
“È difficile da digerire per i familiari una sentenza del genere” ha commentato Fabio Belloni, legale del marito e dei tre figli della donna uccisa “Leggeremo le motivazioni e vedremo cosa potremo fare”.
Oggi Oleg Fedchenko è per le istituzioni un uomo libero. Oleg in quegli istanti, mentre sferrava i pugni sul viso con fredda precisione, mentre la gettava a terra e gli saliva addosso, non sapeva cosa stava facendo. Da una parte è come se per le istituzioni la morte di Emlou, vittima per caso e per sfortuna, non fosse mai avvenuta.

Valentina Vanzini

6 febbraio 2012

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