Pentito rivela: è già pronto il tritolo per il pm Nino Di Matteo

Pentito rivela: è già pronto il tritolo per il pm Nino Di Matteo

Processo Stato-mafia, conclusa relazione espositiva dei PMPalermo – Il palazzo di giustizia di Palermo è in subbuglio: un pentito di giustizia ha confessato che la minaccia al pm Di Matteo è reale e soprattutto imminente. La fonte, di cui l’identità è ignota, pare essere sicura; già da mesi infatti le famiglie mafiose starebbero raccogliendo l’esplosivo necessario per l’attentato indirizzato a Nino Di Matteo, colui che al momento più di tutti rappresenta la lotta delle istituzioni alla mafia grazie all’inchiesta sulla trattativa stato-mafia.

Mesi fa durante la sua ora d’aria il boss dei boss, Totò Riina, confessò al compagno d’ora d’aria Alberto Lorusso: “Gli farei fare la fine del tonno a questo Di Matteo, del tonno buono: facciamo grossa questa cosa, facciamola presto e non ci pensiamo più”. Più recente è invece la confessione del pentito Antonino Zarcone secondo cui anche la sua famiglia di Bagheria sarebbe coinvolta nell’operazione per eliminare il pm.

dimatteopalermoI messaggi ci sono tutti e sono chiarissimi: oltre alla minaccia a Di Matteo nel periodo recente anche il pm Roberto Tartaglia e il procuratore generale Roberto Scarpitano, entrambi titolari dell’inchiesta sulla trattativa, sono stati vittime di strane incursioni, l’uno in casa e l’altro in ufficio. E’ evidente a questo punto come ci sia un piano in moto da parte mafiosa di cui non si conoscono i dettagli; per questo oggi sono stati mandati a Palermo i Nocs della polizia, con l’obiettivo di aumentare e riorganizzare la sicurezza dei magistrati, assieme agli stessi e alle forze di polizia palermitane.

Da circa un anno a questa parte Nino Di Matteo è scortato giorno e notte da nove uomini del gis dei carabinieri. Ciò che si teme maggiormente è il ripetersi delle stragi di via D’Amelio e Capaci e il clima che in questi giorni si respira a Palermo è pressappoco lo stesso. Proprio per evitare la stessa sciagura un’ennesima volta, nei mesi scorsi Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, aveva richiesto per maggiore sicurezza l’utilizzo di un bomb jammer sulle vetture della scorta, un dispositivo in grado di disturbare il segnale di eventuali esplosivi; ad oggi purtroppo nessuna autorizzazione è ancora arrivata dal ministero.

di Matteo Campolongo
12 novembre 2014

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