Statali in piazza: “Pronti a sciopero generale”

Statali in piazza: “Pronti a sciopero generale”

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ROMA – Una manifestazione che per la prima volta vede uniti tutti i sindacati dei servizi pubblici, 50 mila lavoratori del pubblico impiego sono scesi nelle strade dell’Urbe per la prima manifestazione di tutti i settori della Pa: dalla scuola alla sanità, dalla sicurezza agli enti locali.

Dodici sigle appartenenti ai sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil si sono riunite per chiedere lo sblocco dei salari e la riapertura delle contrattazioni, ferme dal 2010. Queste le organizzazioni sindacali che prenderanno parte all’evento: Fp-Cgil, Fp-Cgil Medici, FLC CGIL, Cisl-Fp, Cisl-Scuola, Cisl-Medici, Fns-Cisl, Fir-Cisl, Cisl-Università-Afam, Uil-Fpl, Uil-Fpl Medici, Uil-Pa, Uil-Scuola, Uil-Rua.

I sindacati chiedono una riapertura della contrattazione oltre ad una stabilità e certezza per il lavoro del personale precario. A tutela dell’Università si chiedono costi e servizi standard mentre, come leva di crescita, si auspica una valorizzazione dell’istruzione e della formazione.

La manifestazione punta inoltre a chiedere un miglioramento della qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca. I settori della conoscenza – per migliorare – hanno bisogno innanzitutto di adeguati finanziamenti e di una adeguata formazione del personale, sostenuta anche da un salario adeguato per i lavoratori che offrono tale servizio.

Rossana Dettori, segretario generale della Fp Cgil ha riferito: “I lavoratori dei servizi pubblici manifesteranno tutti assieme, è un primo grande segnale nei confronti del Governo Renzi, contro la politica che sta mettendo in campo. I lavoratori pubblici sono stati colpiti da tutti gli ultimi governi e non ne possono più”. La Dettori ha poi puntato il dito contro il ministro della Funzione pubblica: “Marianna Madia continua a ripetere che i lavoratori pubblici sono dei privilegiati, in quanto garantiti a tempo indeterminato, e che non verranno toccati dal Jobs Act. Forse dimentica che proprio lei – a giugno – ha deciso per decreto il loro demansionamento, e di certo finge di non ricordare che il loro salario è stato decurtato di circa 5.000 euro dal 2009 ad oggi, a causa del blocco dei contratti pubblici e del conseguente stop alla contrattazione integrativa. Sempre il ministro non sa – oppure omette di dire – che molti operatori pubblici, ad esempio nella sanità, hanno contratti privati e che tanti sono precari, spesso neanche pagati, come i supplenti della scuola, o come larga parte del personale dei tribunali che non sanno quale fine faranno a dicembre. Malgrado le promesse fatte dal Ministro, la loro stabilizzazione non si è ancora vista, così come è una bugìa la promessa staffetta generazionale con 15.000 nuove assunzioni.

“Nell’ultimo decennio – ha sottolineato Gianni Faverin, segretario generale della Cisl Fp – abbiamo perso 460mila addetti nel comparto pubblico e nei prossimi quattro anni ne andranno in pensione altri 150mila, rispetto a un piano di assunzioni per 56mila unità annunciato da Renzi”. Semmai, dicono i sindacati, si spende male e si gestisce male il personale. La forza lavoro diminuisce, il contratto è fermo da cinque anni, ma il debito della Pa aumenta. Come mai? “Non sarà forse per via della proliferazione delle consulenze esterne, per cui nell’ultimo anno si è speso un miliardo e 200mila euro? – si è chiesto Giovanni Torluccio, segretario generale della Uil Fpl –, così come sono in aumento le stazioni appaltanti per la gestione dei servizi. Con tutti quei soldi potremmo rinnovare il ccnl, che costa un miliardo e mezzo”.

E quello di oggi sarà solo l’inizio della mobilitazione, come annunciato da Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil: “Non smetteremo fino a quando non compariranno nella manovra del Governo le cifre che daranno la possibilità di rinnovare tutti i contratti di settore”. Se non ci saranno risposte, prosegue, “siamo convinti che bisogna arrivare allo sciopero generale entro l’anno. I lavoratori pubblici sono stanchi di essere calpestati nella loro dignità del lavoro” Quella di oggi – precisa Pantaleo – “sarà una piazza di solidarietà, contro chi vuole contrapporre lavoratori a tempo indeterminato e precari, lavoratori pubblici e privati, vecchie e nuove generazioni: noi vogliamo fare l’operazione contraria”.

La manifestazione, partita da Piazza della Repubblica in anticipo, sfilerà in corteo per le strade della capitale per giungere a Piazza del Popolo, dove si terrà il comizio conclusivo cui interverranno i segretari generali Cgil, Susanna Camusso, Cisl, Annamaria Furlan, e il segretario aggiunto della Uil Carmelo Barbagallo.

Davide Lazzini
8 novembre 2014

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