Omicidio Rea, l’ombra di un serial killer tra Marche e Abruzzo

di Roberto Mattei

Anche il corpo di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona scomparsa misteriosamente, venne ritrovato nella stessa zona

Sono trentacinque le coltellate inferte sul corpo di Carmela Rea, detta Melania, la giovane mamma 29enne originaria del Napoletano ma residente a Folignano (Ascoli Piceno) scomparsa lo scorso 18 aprile e ritrovata morta a Ripe di Civitella, nel vicino Abruzzo.
Ma vediamo di ricostruire i fatti.
E’ lunedì 18 aprile 2011, Carmela Rea si trova con il marito e la figlia di 18 mesi a colle San Marco, una località turistica di montagna a 15 minuti da Ascoli Piceno, dove molte famiglie si recano per trascorrere momenti di relax, a contatto con la natura e all’insegna della tranquillità

I coniugi decidono di portare la loro figlioletta nell’area attrezzata a divertimento e svago per bambini.
Ad un certo punto, intorno alle 17, la donna sente il bisogno di andare in bagno e il marito si propone di accompagnarla. Ma la bimba piange e non vuole in alcun modo allontanarsi dai giochi. L’uomo è così costretto a rimanere nel parchetto con la fanciulla, mentre la giovane mamma si incammina da sola in direzione del vicino bar, unico locale attrezzato di servizi igienici. ォQuando torni porta due caffèサ, questa sembra sia stata l’ultima frase pronunciata dal marito alla propria moglie prima della scomparsa.
Da quell’istante, buio assoluto. “”Melania” sembra scomparsa nel nulla. Nessuno l’ha vista, né il proprietario del bar, né i pastori della zona. Inutili tutte le ricerche nonché tutte le telefonate al cellulare della donna, che continua squillare a vuoto. Poi, all’improvviso, una telefonata anonima al 113, segnala il luogo esatto in cui si trova il corpo della donna. La chiamata viene effettuata intorno alle 14.30 e le 15 da un cabina pubblica, che gli inquirenti hanno individuato al centro di Teramo. Si tratta di un adulto dall’accento teramano che dal tono della voce non sembra affatto agitato. Al poliziotto che risponde al telefono segnala esclusivamente la presenza del corpo della donna e i punti di riferimento della località, dopodiché aggancia. Dalle descrizione fatta si evince che l’uomo è del posto, poiché  descrive minuziosamente l’area del ritrovamento.
La salma della donna viene rinvenuta in condizioni pietose: trentacinque coltellate su tutto il corpo, la gola squarciata, lividi, segni di percosse, una siringa infilata tra il petto e il collo, segni e simboli (inclusa una svastica) incisi sulla pelle. Una morte violenta che, secondo le prime ricostruzioni, è avvenuta in territorio ascolano mentre il corpo solo successivamente è stato trasportato a Ripe di Civitella. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che sul posto non siano state trovate tracce abbondanti di sangue
L’aspetto più inquietante della vicenda riguarda proprio il luogo di ritrovamento del cadavere, posto non molto distante da quello in cui venne ritrovato il corpo di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona, rinvenuta sepolta dopo esser stata barbaramente mutilata. Prende così sempre più piede l’ipotesi di un serial killer: la somiglianza tra le due donne (entrambe brune, fisico filiforme e magro), la “firma” lasciata con le incisioni sul corpo e tanti altri elementi che fanno pensare a un delitto d’impeto, passionale e non premeditato o legato alla criminalità organizzata. Secondo il medico che ha effettuato l’autopsia, inoltre, la giovane non ha subito violenza sessuale.
Spetterà sempre al medico legale e agli investigatori capire se ci sia veramente un nesso tra i due macabri omicidi, studiando accuratamente le lesioni riportate, la loro natura e la probabile arma utilizzata.

Attualmente, gli inquirenti stanno verificando l’esistenza di telecamere nella zona in cui è stata effettuata la telefonata al 113, per poter eventualmente identificare il telefonista.

 

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