E’ caccia al superlatitante. Sequestrati altri beni di Messina Denaro

Si stringe sempre di più il cerchio degli inquirenti intorno a Matteo Messina Denaro, boss mafioso super latitante da anni. La task force preposta per ritrovarlo ne è convinta soprattutto dopo il sequestro, avvenuto in questi giorni, di appartamenti e beni per 25 milioni di euro. Giuseppe Linares, direttore della Divisione anticrime della questura di Trapani, e capo della task force è convinto infatti che dietro i nomi di  Michele Mazzara e Francesco Nicosia si nasconda la presenza occulta del boss attualmente a capo della cupola di Cosa Nostra.

In particolare l’albergo di San Vito Lo Capo, sequestrato dalle forze dell’ordine a Mazzara, e gli altri beni, apparterrebbero in realtà al capomafia. Secondo alcune ipotesi sarebbe lui “l’ispiratore occulto di diverse iniziative imprenditoriali e di alcune speculazioni immobiliari per l’allestimento di alberghi e strutture ricettive nelle popolari località estive di San Vito Lo Capo e Castelluzzo-Makari e di cantieri di edilizia privata nei comuni di Paceco e Trapani”.

Mazzara infatti non sarebbe altro che gli occhi e le braccia del boss che, braccato dalla polizia, si sarebbe nascosto in numerose ville di appartenenza dell’uomo, organizzando riunioni con gli altri capi clan. Matteo Messina Denaro avrebbe soggiornato in numerose case di proprietà di Mazzara che avrebbe inoltre provveduto a spostarlo di covo in covo per sfuggire alla polizia. Le case in campagna di cui si parla si troverebbero nelle vicinanze di Dattilo, a due passi da Pacco e sarebbero state indicate come luoghi di residenza di Messina Denaro da numerosi pentiti.

Il ruolo di Francesco Nicosia invece sarebbe quello di prestanome per una serie di beni e ville in realtà di proprietà del boss. Nicosia sarebbe infatti subentrato a Mazzero dopo il suo arresto nel 1997. L’uomo sarebbe proprietario di decine di ville, palazzine in costruzione, terreni e opifici per l’ammasso di cereali e olio. Durante l’operazione sono stati sequestrati circa 99 beni immobili, per un estensione totale di 150 ettari, 17  trattori e autocarri, 8 automobili fra cui due Suv, 86 conti correnti e rapporti bancari, una casa di cura per anziani e due società, compresa l’albergo Panoramic di cui è ufficialmente proprietario Nicosia.

Un bel colpo per il super boss, considerato il nuovo capo di Cosa Nostra dopo l’arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, latitante ormai dal 1993.
Appassionato di videogiochi e fumetti – il suo soprannome è Diabolik – noto latin lover, e amante degli abiti firmati, Matteo Messina Denaro è considerato dall’FBI uno dei maggiori attori nel commercio internazionale della droga, con contatti importanti nei cartelli sud americani.
Sarebbe inoltre secondo una classifica il quarto latitante più ricco al mondo. Organizzò, insieme ad altro capo clan, la strategia di terrore contro lo stato con le bombe del 92 e del 93. Ricercato per associazione di stampo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto ed alti reati è latitante da circa 20 anni.

Nel 1994 la trasmissione di Raitre Chi l’ha visto? Mandò in onda la notizia secondo cui il capoclan era stato operato in una clinica di Barcellona per un problema molto grave agli occhi. Soffrirebbe inoltre di insufficienza renale cronica, che lo costringerebbe ad effettuare giornalmente la dialisi. Per questo avrebbe installato nel suo rifugio sofisticate apparecchiature mediche. Dopo averne perso a lungo le tracce gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il suo ruolo nella rete di Cosa Nostra grazie ai famosi pizzini ritrovati nel covo di Provenzano dopo l’arresto di quest’ultimo.
All’epoca, nel 2006, emerse inoltre che Totò Riina, da 10 anni sottoposto al carcere duro, avesse inviato a Messina Denaro numerose lettere.

Nel 2010 muore in carcere il suo medico e braccio destro  Vincenzo Pandolfo e con lui il segreto del covo del boss. Nello stesso periodo il pentito Manuel Pasta riferisce che Messina Denaro, avrebbe incontrato con alcuni esponenti della mafia palermitana durante la partita di calcio Palermo-Sampdoria. L’incontro consisteva in un vertice con altri capi della provincia per stabilire una nuova strategia di attacco frontale allo Stato con attentati dinamitardi, come risposta alla serie di blitz contro Cosa Nostra.

Nonostante la taglia da un milione e mezzo di euro che pende sulla sua testa e le estenuanti ricerche, il boss non è mai stato scovato. Matteo Messina Denaro resta ad oggi uno degli uomini più spietati e feroci di Cosa Nostra avrebbe commesso, secondo alcune fonti, più di 50 omicidi, il primo a 18 anni come iniziazione alla mafia.
Famosa la frase pronunciata una volta ad un amico “Con le persone che ho ammazzato, io potrei fare un cimitero”.

Valentina Vanzini

19 gennaio 2012

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