Costa Concordia: ex comandante difende Schettino

Due fonti differenti ci riportano idee opposte sull’accaduto

PORTO S. STEFANO – Mentre si accavallano notizie e reazioni rabbiose alla telefonata diffusa ormai in mondovisione tra il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, e il responsabile della sala operativa della capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, altre voci si levano in segno opposto in soccorso di quello che è ormai universalmente riconosciuto come il responsabile massimo (e unico?) del disastro del Giglio. Una delle voci è stata soffocata dall’ira e dalle proteste degli utenti Facebook che hanno surclassato di invettive una pagina del noto social-network nata per sostenere lo stesso comandante di Meta di Sorrento.

Altre opinioni viaggiano tra le banchine di Porto Santo Stefano, sostenute da chi il mare lo vive e, forse, ha maggiore voce in capitolo per quanto riguarda le azzardate manovre nautiche messe sotto accusa da più parti.
Vittorio Ballini, ex comandante della MareGiglio sostiene a spada tratta il comportamento del comandante Schettino: “Fermo restando il fatto che l’avvicinamento all’Isola del Giglio è stato un puro azzardo, il comportamento del capitano è stato esemplare. Una volta abbandonata la nave, nessuno può obbligare un ufficiale a risalire sulla stessa, nemmeno la capitaneria di porto. Lo scoop della telefonata che stanno trasmettendo tutte le televisioni è un falso scoop: se Schettino si “arrende” e decide di scendere a terra, il comando passa al suo sottoposto che è istruito e preparato ad ogni evenienza”. Quello che resta da vedere però è se un comandante possa abbandonare la nave che ancora presenta al suo interno decine di passeggeri. “Ripeto – continua Ballini – l’abbandono della nave resta nelle sue possibilità di manovra del comandante. Ne risponderà certo: ma può farlo benissimo e nessuno può obbligarlo a tornare indietro!”
L’opinione dell’ex comandante Ballini smuove altre questioni, etiche e morali. Un’altra fonte, che vuol restare nell’anonimato per questioni personali, dichiara che, a grandi linee, la posizione di Ballini è, se non condivisibile, quantomeno plausibile. “Il problema vero è che il regolamento interno di ogni compagnia in caso di emergenza, che prende il nome di Ruolo d’Appello, prevede come prima regola che il Comandante sia l’ultimo a salire sull’ultima scialuppa disponibile e, quindi, l’ultimo a lasciare la nave”. Un’altra questione da sollevare è la responsabilità ad altri livelli. “Un problema di cui nessuno parla è la colpa della capitaneria di porto del Giglio – dichiara la fonte – Su internet è ben visibile la lettera che il sindaco dell’isola scrisse per ringraziare dell’inchino la Costa Crociere. Tutti sapevano di questa prassi, divenuta abitudine dopo il “saluto” fatto di un certo comandante Palombo del Giglio. La capitaneria dell’isola avrà certamente visto passare le navi così vicino alla costa e avrà di certo compreso il pericolo insito in questa prassi. Perchè non è mai intervenuta? Si dovrebbe parlare di questo: fermo restando la cavolata del comandante Schettino, le responsabilità potrebbero essere molto più a monte”.
Purtroppo in Italia rendersi conto dei pericoli a catastrofe avvenuta è pratica ormai consolidata e condivisa.

Luca Bolli

18 gennaio 2012

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