Violenze sui detenuti, una registrazione incastra i secondini

Violenze sui detenuti, una registrazione incastra i secondini

carcerePARMA – La ‘mano violenta’ della legge torna purtroppo a far parlare di sé. Questa volta gli episodi sarebbero avvenuti all’interno del carcere di Parma, in cui i secondini avrebbero smesso i panni tipici della mansione, per indossare quelli di crudeli aguzzini che – protetti da un muro impenetrabile di omertà – infliggono senza troppo scrupolo le loro punizioni ‘accessorie’ ai detenuti della struttura, causando danni fisici e psicologici alle malcapitate vittime.

A testimoniare quanto accaduto all’interno del carcere c’è un nastro agghiacciante in cui si sente la guardia rispondere alle domande di un detenuto che si era procurato un registratore: “Ne ho picchiati tanti, non mi ricordo se in mezzo c’eri anche tu”.

Nelle registrazioni c’è anche la voce di un medico che si rivolge a un detenuto: “Vuole denunciarle? poi le guardie scrivono nei loro verbali che non è vero… Che il detenuto è caduto dalle scale; oppure il detenuto ha aggredito l’agente che si è difeso, ok? ha presente il caso Cucchi? hanno accusato i medici di omicidio e le guardie no… Ma quello è morto, ha capito? morto per le botte”.

I nastri verranno depositati dall’avvocatoFabio Anselmo, lo stesso che assiste la famiglia Cucchi. Ad effettuare le registrazioni è stato Rachid Assarag, detenuto marocchino condannato per violenza sessuale: questo il motivo che avrebbe spinto gli agenti a infliggergli una serie di pestaggi durati per tutto il 2010.
L’apparecchio audio per fare le registrazioni gli è stato fatto arrivare in cella dalla moglie italiana.

Nei nastri si sente il recluso che descrive la chiazza di sangue sul muro della cella: “Va bene assistente, guarda il sangue che è ancora lì, guarda, non ho pulito da quel giorno, lo vedi?”. “Sì, ho visto”, conferma la guardia. Denunciare però è inutile: “Come ti porto, ti posso far sotterrare. Comandiamo noi, nè avvocati, nè giudici – dichiara un agente – Nelle denunce tu puoi scrivere quello che vuoi, io posso scrivere quello che voglio, dipende poi cosa scrivo io…”.

Il direttore all’epoca a capo del carcere di Parma ha preferito non rilasciare dichiarazioni, mentre i sindacati di categoria delle guardie hanno difeso la corretta gestione dell’istituto. Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) ha osservato: “Mi sembra davvero singolare che a pochi giorni dall’apertura del processo di appello per la morte di Stefano Cucchi, rispetto al quale i poliziotti penitenziari coinvolti sono stati assolti dall’accusa di pestaggi e lesioni, spunti un nastro su presunte violenze in danno di detenuti nel carcere di Parma. Invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Come mai spunta solo ora, quel nastro registrato non si sa come e non si sa da chi? Come mai non è stato portato subito ai magistrati? Noi confidiamo nella Magistratura perchè la Polizia penitenziaria, a Parma come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere”.

Per Capece, in sostanza, l’accaduto sarebbe una macchinazione atta a generare scompiglio e a creare un clima di diffidenza nei confronti della polizia penitenziaria all’apertura del processo Cucchi. Per il segretario – infatti – le guardie carcerarie non hanno nulla da nascondere. Che dire allora delle vicende occorse nel carcere ‘Due Palazzi’ di Padova, in cui erano proprio i secondini a fornire telefoni, droga e quant’altro ai detenuti? che dire – ancora – dei poliziotti arrestati con l’accusa di violenze sessuali ripetute all’interno del carcere di Ragusa?

Non si vuol fare di tutta l’erba un fascio: fortunatamente sono moltissimi gli agenti che lavorano con estrema professionalità e correttezza, ma è bene tenere a mente che le mele marce esistono anche tra i tutori della legge e queste ‘anomalie’ devono essere individuate e rimosse al più presto.

Davide Lazzini
19 settembre 2014

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