Sardegna: manifestazione a Capo Frasca per dire “No alle servitù militari”

Sardegna: manifestazione a Capo Frasca per dire “No alle servitù militari”

capofrasca2Tra qualche ora nel poligono militare di Capo Frasca è prevista la manifestazione per dire “No alle servitù militari” nell’isola. La protesta avviene in seguito all’incidente del 4 Settembre, quando durante un’esercitazione, il fuoco di un tornado tedesco manda in fumo ventisei ettari di territorio all’interno del poligono. Il coro di rivolta, che più volte nel corso di questi anni si è susseguito, si è levato da più parti, partendo proprio dal Presidente della Regione sarda Francesco Pigliaru che dopo un sopraluogo nella base ha dichiarato: ‹‹Io credo che si possa iniziare a chiudere i poligoni, partendo proprio da Capo Frasca››. Qualche giorno dopo lo stesso Pigliaru, durante il Consiglio Regionale straordinario ha annunciato la convocazione della seconda conferenza regionale sulle servitù militari. Durante la stessa assemblea è intervenuto anche Ugo Cappellacci, ex presidente della regione e attuale consigliere all’opposizione, rilevando che la risposta del ministro Pinotti possa apparire come una beffa per il popolo sardo, poiché era stato chiesto di fermare le esercitazioni fino al 30 Settembre e il ministero ha deciso lo stop solo fino al 15 Settembre. Ieri, i deputati sardi, con a capo l’onorevole Caterina Pes hanno esposto un’interpellanza alla Camera dei Deputati alla quale ha risposto il sottosegretario alla difesa Rossi, minimizzando l’accaduto:‹‹ l’incendio è stato un evento eccezionale›› aggiungendo che ‹‹il piano antincendio adottato dal poligono è apparso e appare ancora efficiente e ben strutturato, ne è riprova il fatto che non vi sono evidenze nel passato di eventi tali da richiedere l’intervento di personale o mezzi esterni presso il poligono di Capo Frasca, se non nei casi d’incendi innescati esternamente al sedime del poligono e quindi non dipendenti da attività addestrativa. L’Aeronautica militare, dopo aver disposto i dovuti accertamenti dell’accaduto, ha implementato alcune misure preventive››. La manifestazione di oggi è una protesta del popolo, senza bandiere e colori politici, nei quali si richiede la chiusura dei poligoni in Sardegna, che in Italia paga il territorio più alto sottoposto a servitù militare, circa 30mila ettari. Giungono alla base con pullman e mezzi propri per chiedere maggiori sicurezze e tutela non solo del paesaggio,  ma anche della salute di chi vive accanto a questi territori nei quali molto spesso si manifestano alte incidenze di tumori, causate, si dice, dai residui bellici esplosi durante le esercitazioni.

Marilena Tuveri

13 settembre 2014

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