Uccide la suocera e confessa dopo 6 mesi

“Quest’estate ho ucciso mia suocera e dieci giorni fa ho tentato di ammazzare anche mia figlia” è questa la sconcertante confessione fatta da Massimiliana Cherubin nella notte di martedì.
Le forze dell’ordine erano state chiamate dai vicini, allarmati e stanchi delle urla che sentivano provenire dalla casa della donna. Quando però sono giunti sul luogo, una villetta a Spinea, è avvenuto l’incredibile.

La signora Cherubin ha infatti confessato di sua spontanea volontà di aver ucciso la suocera.
Elisa Bozzi, 92enne era stata trovata morta nella sua abitazione il 16 luglio scorso. Dopo un approssimativa analisi del cadavere i medici avevano dichiarato il decesso per cause naturali, soprattutto perché nulla faceva pensare il contrario, e il caso era stato ben presto archiviato.
Oggi invece Massimiliana racconta nei minimi dettagli l’atroce delitto, l’insofferenza maturata verso quella donna gravemente malata che era costretta ad accudire e la decisione di ucciderla.
Sei mesi fa dunque è entrata nella stanza della suocera e, come lei stessa ha raccontato, le ha infilato due sacchetti di plastica in testa, poi ha premuto il petto con i piedi e le ha tirato un calcio in testa.

La donna ha custodito per se il terribile segreto per 6 lunghi mesi fino a quando la notte di Capodanno ha tentato di commettere un altro delitto. La vittima designata questa volta era la figlia 30enne disabile al 75percento. Il tentativo di omicidio però, non si sa ancora come, non è andato a buon fine. Già alcuni anni fa però la donna era stata protagonista di alcuni maltrattamenti nei confronti della ragazza disabile, l’aveva infatti rinchiusa in cantina perché affermava di non sopportare più la sua presenza in casa.

Secondo quanto raccontato dai vicini e da chi la conosceva, la donna accudiva da sola sia la suocera che la figlia e negli ultimi tempi aveva accusato gravi disagi psichici. Soffriva di bulimia, una malattia che l’aveva portata a pesare addirittura un quintale. Recentemente era dimagrita molti chili grazie ad un’operazione allo stomaco, l’esperienza però non aveva fatto altro che aggravare il suo disagio mentale sprofondandola nella disperazione fino a compiere l’orribile gesto.
Da diversi anni la donna veniva seguita da alcuni medici del Centro di Igiene Mentale di Mirano, le era stata diagnosticata una deviazione della personalità, ma, a quanto pare, la donna non era stata seguita con costanza e si limitava solamente a frequentare saltuariamente il centro.

Una storia triste dunque, figlia di un disagio profondo non solo psichico, ma anche sociale, e di una solitudine che ha inghiottito la vita di tre donne.
Resta da chiedersi solamente se, con maggiore attenzione, un epilogo diverso sarebbe stato possibile.

di Valentina Vanzini

12 gennaio 2012

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