Sequestrate 30 tonnellate di rame rubato: il quantitativo più ingente mai intercettato in Italia

Sequestrate 30 tonnellate di rame rubato: il quantitativo più ingente mai intercettato in Italia

rame2MESSINA – Prosegue il lavoro delle forze dell’ordine nell’ambito dell’operazione volta a distruggere le organizzazioni dedite al furto e al riciclaggio di rame rubato; dopo l’episodio dei giorni scorsi in cui è stata scoperta una rete che agiva tra Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Campania, gli agenti hanno messo fine alle operazioni gestite da una centrale sicula che raccoglieva e smaltiva rame rubato.

I carabinieri di Caltanissetta, su istruzioni della Procura di Messina, hanno eseguito 4 ordinanze di arresto e hanno posto i sigilli a 2 aziende operanti nel settore in quanto sospettate di essere ‘ingranaggi’ del sistema di riciclaggio illecito del prezioso materiale.

Oltre all’arresto dei 4 siciliani e al fermo delle aziende coinvolte, i carabinieri hanno assestato un duro colpo al mercato dell’ ‘oro rosso’: durante le perquisizioni sono state infatti recuperate ben 26,8 tonnellate di rame, composte in prevalenza da  materiale sottratto illecitamente all’Enel. Si tratterebbe della più grossa quantità di rame sequestrata in una sola occasione sino ad ora in Italia. Si calcola che il metallo recuperato dalla confisca abbia un valore di circa 3 milioni di euro.

I carabinieri, attraverso le indagini, hanno scoperto il modus operandi dell’organizzazione criminale che, attraverso due società messinesi, organizzava la raccolta del rame rubato in tutta la Sicilia gestendone il deposito e curandone il trasferimento a bordo di autocarri presso una fonderia del Nord Italia. Una volta giunto a destinazione, il prezioso materiale veniva avviato al circuito industriale risultando perfettamente ‘pulito’.

I 4 indagati, titolari di aziende nel settore di metallo e rottami, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio dal Procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, e dai sostituti Roberta La Speme e Antonio Carchietti, del gruppo criminalità economica. I sospettati avrebbero gestito in toto la filiera dell’organizzazione, dai furti per accaparrarsi la materia prima fino alla fusione e successivo riutilizzo del rame rubato.
Davide Lazzini
11 settembre 2014
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