Processo Scazzi: in aula le lacrime di Sabrina e i flash dei giornalisti

Si preannuncia fin dalle battute iniziali un processo mediatico quello per l’omicidio di Sarah Scazzi.
La prima udienza, tenutasi oggi a Taranto, ha visto sfilare di fronte al banco degli imputati una serie di volti ormai noti al grande pubblico. Sabrina Misseri, cappotto nero e occhiali scuri, rinchiusa insieme alla madre nella gabbia di protezione all’interno dell’aula, è rimasta per tutto il tempo in disparte, piangendo e asciugandosi gli occhi con un fazzolettino di carta. Cosima, come sempre imperturbabile, ha fissato per tutto il tempo dell’udienza l’aula, con le mani conserte e lo sguardo vacuo. Entrambe sono accusate di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere.

Michele Misseri invece ha fatto il suo ingresso come sempre sotto il flash dei fotografi, lo sguardo come sempre indecifrabile, gli occhi che si guardano attorno come se non sapesse per quale motivo è li. Invece è accusato di concorso in soppressione di cadavere. Gli inquirenti sono convinti che l’uomo abbia avuto solo un ruolo marginale nell’omicidio e sia stato coinvolto dalle due donne quando il fatto era già avvenuto, allo scopo di liberarsi del corpo della povera Sarah.
In tutto gli imputati risultano per ora essere 5. Sono stati infatti chiamati a giudizio anche Mimino Cosma e Carmine Misseri, rispettivamente fratello e nipote di Michele, accusati di averlo aiutato a sopprimere il cadavere di Sarah nascondendolo nel pozzo dove poi è stata ritrovata.
La prima decisione da prendere in aula riguardava la presenza di giornalisti e telecamere durante il processo. Già da ieri le testate accreditate per assistere e riprendere in diretta il processo di attestavano a quota 60. La corte d’Assise però ha detto no alle riprese selvagge in aula e dopo un ora e mezza in camera di consiglio ha stabilito che le immagini potranno essere mandate in onda solo al termine del processo. Ha inoltre autorizzato la ripresa integrale dei dibattimenti da parte del programma di rai tre “Un giorno in pretura” apponendo però il divieto di riprendere in volto gli imputati e i numerosi testimoni se questi lo richiedessero esplicitamente.
Il processo si apre 14mesi dopo il delitto della quindicenne strangolata il 26 agosto 2010 e il cui corpo fu ritrovato, grazie alle indicazioni dello zio Michele, 2 mesi dopo in un pozzo nelle campagne di Avetrana. Il delitto, secondo la procura, sarebbe avvenuto in casa Misseri, e non nel garage, come aveva raccontato Michele Misseri. La causa scatenante sarebbe stata la gelosia di Sabrina, invaghita al limite dell’ossessione di Ivano Russo. La giovane non poteva più sopportare le attenzioni che Russo dedicava alla cugina, bionda e magra come un fuscello.
Nella notte fra il 6 e il 7 ottobre 2010 fu Michele Misseri a confessare l’omicidio, passò 7 mesi in carcere, fra ritrattazioni e versioni discordanti, fino ad accusare la figlia Sabrina.
Gli inquirenti consideravano già da tempo inattendibile la versione dei fatti data da Misseri, i tempi non coincidevano, alcuni particolari non tornavano, un uomo da solo non poteva nascondere così bene tutte le prove in un tempo cos’ ristretto.
Misseri fu scarcerato il 30 maggio 2010 e poco tempo dopo varcarono le porte del carcere la moglie e la figlia accusate di aver materialmente commesso l’omicidio.
Una famiglia controversa quella dei Misseri. Con un padre, Michele, che gli investigatori hanno sempre descritto come castrato dalla famiglia, schiacciato da una moglie forte che comandava e decideva ogni cosa e dalla personalità invadente di Sabrina, la piccola di casa a cui tutto era concesso.
Sabrina stessa aveva precedentemente dichiarato di non voler partecipare al processo a causa della presenza delle telecamere “ Mi sento una tigre in gabbia “ aveva dichiarato. Proprio lei che quando scoppiò il caso della scomparsa di Sarah riempiva le pagine di giornali e piangeva a favore delle telecamere nei programmi di intrattenimento.

di Valentina Vanzini

11 gennaio 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook