‘Stepchild adoption’: prima adozione italiana per coppia omossessuale

‘Stepchild adoption’: prima adozione italiana per coppia omossessuale

coppiegay16_2917739_312137_300x210ROMA – E’ una sentenza destinata a far parlare di sé quella del tribunale per i minorenni di Roma, che ha legittimato l’adozione di una bimba che vive assieme a una coppia omosessuale ed è figlia di una delle due donne che condividono da circa dieci anni le loro vite e avevano il desiderio di avere un figlio. Cinque anni fa, attraverso il metodo di procreazione assistita, la loro bambina è nata in un Paese dell’Ue e oggi, in Italia, può avere la certezza di avere a disposizione una famiglia pienamente legittimata ad accudirla con amore.

L’avvocato della coppia ha dichiarato: ”Le due mamme hanno dapprima intrapreso e portato a termine un percorso di procreazione eterologa all’estero e, dopo la nascita della bambina, hanno stabilmente proseguito nel progetto di maternità condividendo con ottimi risultati compiti educativi ed assistenziali, nonché offrendo alla minore una solida base affettiva”.

Il ricorso avanzato dal legale della coppia è stato accolto sulla base dell’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983, n. 184, come modificata dalla legge 149 del 2001, il quale contempla l’adozione in casi particolari come “Nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore ‘sociale’, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo, a maggior ragione se nell’ambito di un nucleo familiare, e indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori”. La norma, secondo l’avvocato Pili “Non contiene alcuna discriminazione fra coppie conviventi siano esse eterosessuali o omosessuali dunque, il Tribunale per i Minorenni di Roma ha correttamente interpretato la norma di apertura” già contenuta nella legge sull’adozione.

“In sostanza non si è applicato un diritto ‘ex novo’ ma si è garantito, nell’interesse di una minore, la copertura giuridica a una situazione di fatto già consolidata, riconoscendo così diritti e tutela a quei cambiamenti sociali e di costume che il legislatore ancora fatica a considerare, nonostante le istanze dei molti soggetti interessati” chiosa Pili.

L’Italia, fanalino di coda dell’Ue per quanto riguarda la tecnologia, il progresso, l’economia, la corruzione, lo spreco, la disoccupazione e quant’altro, ha l’occasione, fornita dagli strumenti giuridici, di riscattarsi almeno sul piano delle adozioni da parte di coppie omosessuali allineandosi agli altri Paesi europei. L’amore, quello vero, non fa differenze di sesso, non discrimina, non vieta. E’ amore.

A chi sostiene che la famiglia sia costituita esclusivamente dall’insostituibile miscela tra uomo e donna occorre ricordare che sono molti i casi di queste famiglie ‘normali’ in cui i figli vengono trattati in malomodo, persino uccisi. E questo sarebbe vero amore? Non è più possibile stabilire a priori – e solo perché due persone sono dello stesso sesso – se una coppia possa o meno stare insieme, se possa procreare, se possa o meno godere degli stessi diritti che tutti gli altri cittadini hanno a disposizione e che spesso dimenticano di averli acquisiti attraverso il sacrificio di molte persone prima di loro.

Non ha più senso neppure appellarsi alla fede: chi ha buona memoria sicuramente ricorderà le parole di Papa Francesco in merito alle coppie omosessuali, inoltre occorre tenere a mente che l’Italia è un Paese laico pertanto, le possibili influenze religiose, dovrebbero restare al di fuori dell’ambito particolare di cui trattiamo.

Davide Lazzini
30 agosto 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook