“Bandiere blu” in balìa dei colibatteri: allarme in Toscana

“Bandiere blu” in balìa dei colibatteri: allarme in Toscana

cartello divieto balneazioneToscana. Batteri nocivi per la salute contaminano le acque del litorale toscano. A causa della presenza dei microorganismi – in particolar modo colibatteri – si stanno susseguendo diverse ordinanze di divieto di balneazione: la prima zona a essere interessata, nel mese di luglio, è stata quella del litorale apuano in cui l’Arpat aveva trovato elevate concentrazioni di batteri nelle acque antistanti Marina di Massa. Ben 90 stabilimenti balneari furono dichiarati ‘Off-limit’. Fortunatamente l’allarme rientrò in poco tempo, ma pochi chilometri più a sud, nella zona di confine tra la provincia massese e quella di Lucca, vennero nuovamente registrate anomalie che portarono alla firma delle ordinanze di divieto di balneazione per un totale di 700 metri di costa. In questo caso l’interdizione è già stata applicata e rimossa per ben 2 volte.

I rilevamenti dell’Arpat sono proseguiti verso il litorale versiliese e viareggino e, anche in questo caso, i risultati non sono confortanti: nonostante Forte Dei Marmi risulti essere zona balneabile, il tratto di mare che va dal fosso dell’Abate – al confine con Lido di Camaiore – fino Marina di Ponente, nei pressi del molo della città del carnevale, risulta contaminato dai microorganismi. 60 gli stabilimenti coinvolti. Di più: ieri, 6 agosto, il Comune di Livorno ha emanato un’ordinanza di divieto temporaneo di balneazione nelle zone antistanti le foci del fosso Ardenza (Tre Ponti) e del Felciaio. Il veto è scattato in seguito ai risultati dei prelievi effettuati il 4 agosto.

La Regione ha reso noto che “In Versilia doveva essere tutto già risolto da tempo, dal 2012 abbiamo finanziato una serie di interventi per opere già ricomprese nel piano di ambito”. “Sebbene alcuni lavori siano stati realizzati – ricorda l’assessore all’ambiente della Toscana, Anna Rita Bramerini – altri dovevano essere stati fatti e non sono ancora stati eseguiti”.

Da più parti si sostiene che le cause scatenanti la proliferazione dei colibatteri siano da attribuirsi alle piogge che hanno interessato le zone elencate: i fossi, rigonfi di acqua, avrebbero portato a mare detriti e materiali. I balneari, già sotto pressione per lo scarso afflusso di turisti determinato dal clima di questa stagione estiva dichiarano: “Ora non sparateci addosso e non dite che il nostro mare è inquinato: si tratta di un provvedimento tecnico che probabilmente fra poche ore, dopo le nuove analisi dell’Arpat verrà rimosso”.

Intanto c’è chi, infischiandosene dei vari divieti, continua a prendere il bagno mettendo a rischio la propria salute. Sicuramente non può passare inosservato il contrasto tra l’assegnazione delle famose “bandiere blu”, sinonimo di mare pulito, e la situazione attuale delle acque cui era stato assegnato il riconoscimento: dal sito del Ministero, infatti, si evince che molte aree ora contaminate rientravano tra le zone in cui l’acqua era considerata pulita, per citare alcuni esempi: le spiagge delle località Quercianella e Antignano a Livorno e la zona di Viareggio.

Urgono misure immediate per evitare la propagazione del fenomeno e il suo ripetersi, le specie batteriche contaminanti – infatti – sono di origine fecale e sembra pertanto riduttivo parlare solamente di piogge abbondanti come causa scatenante: gli interventi dovrebbero interessare i sistemi di depurazione, spesso vetusti e comunque orientati verso il mare, che accoglie gli scarichi di queste strutture e con essi i microorganismi nocivi che, trovando condizioni ideali, proliferano indisturbati.

Davide Lazzini
7 agosto 2014

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