Protesi killer, Italia e Francia rassicurano ma cresce la paura

L’allarme “protesi killer” cresce sempre di più. Ieri sera era circolata la voce che vedeva l’imprenditore che ha fondato la ditta Pip delle protesi nocive, Jean Claude Mas, era ricercato dall’Interpol con un avviso di ricerca internazionale. Oggi è arrivata la smentita dal sito dell’Interpol che in un comunicato stampa ha chiarito che Mas è si ricercato ma per guida in stato di ebrezza in Costa Rica, reato che gli potrebbe costare fino a tre anni di carcere.

Intanto in Francia il governo ha raccomandato alle circa 30.000 donne che “indossano” protesi Pip di procedere alla loro rimozione senza carattere d’urgenza ed a titolo preventivo. Il ministro della Salute italiano Balduzzi ha rassicurato le circa 5.000 donne italiane che “portano” protesi Pip: «non ci sono le premesse per creare allarmismi sulle protesi mammarie. Non esistono prove di un legame tra le protesi Pip e l’insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilità di rottura delle stesse».
Il ministero della Salute ha comunque emesso un’ordinanza in cui si stabilisce che le strutture e i professionisti che abbiano impiantato protesi Pip devono: «notificare all’autorità sanitaria regionale i dati relativi agli interventi nei quali sono state impiantate».
In queste ore, i Comandi dei carabinieri dei Nas di tutta Italia stanno effettuando verifiche presso i distributori di dispositivi medici per rintracciare i centri e i professionisti che potrebbero aver acquistato e utilizzato le protesi ora sotto accusa.
L’emergenza come più volte ricordato, non riguarda solo l’Italia e la Francia, anche in Gran Bretagna circa 50.000 donne hanno subito un intervento chirurgico con protesi Pip ed in America Latina, in stati come Brasile, Cile e Colombia si contano migliaia di donne che, prima che si sono fatte impiantare le protesi prima che venissero proibite nel 2010. Solo in Brasile se ne contano 25.000.

di Alessandra Cetronio

24 dicembre 2011

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