La juta dei femminielli

La juta dei femminielli

jutaAnche ieri, nonostante il tempo inclemente e il luogo impervio, un gran numero di omosessuali e transessuali si sono recati sull’irto santuario di Montevergine (Mercogliano in provincia di Avellino a 1270 metri sul mare) per la tradizionale  “juta dei femminielli” e per le “tammorriate” della festa della Candelora.

La devozione dei femminielli (Gatta Cenerentola di Roberto de Simone) e del popolo LGBT di oggi per la Vergine bruna è antichissima e si perde nella notte dei tempi. Sembra che all’origine del culto della Madonna Nera (“Nigra sum sed formosa” del Cantico dei Cantici) di Montevergine ci sia un miracolo: qui nel 1256 due giovani omosessuali furono condannati a morire di fame e di stenti, legati a un albero per lo scandalo provocato ma la pietosa Mamma Schiavona (altro titolo con cui è venerata la Madonna di Montevergine) liberò i due giovani amanti dai loro ceppi. Ma pare che la montagna anche prima dell’evo cristiano si stato una luogo sacro ai Coribanti, i preti eunuchi di Cibele, la grande madre nera.

Così ieri tanti pellegrini hanno pregato e cantato insieme al popolo dei femminielli… tra i fedeli c’era anche Luxuria che ha scritto una lettera a Papa Francesco, spinta dalla frase del Pontefice “Chi sono io per giudicare un gay”! L’onorevole chiede al vescovo di Roma che i devoti LGBT non siano esclusi dalla comunità cattolica: la propria identità genere o il proprio orientamento sessuale non siano un “ostacolo spirituale, un diniego al diritto alla fede che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti”.

Cristian Cavacchioli
3 febbraio 2014

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