È morto l’ultimo eroe del K2

Le “sette vite” di Walter Bonatti si spengono a 81 anni

Si è spento a Roma, nella notte del 13 settembre, l’ultimo superstite della mitica spedizione italiana sul K2. Walter Bonatti era nato a Bergamo nel 1930 e nei 35 anni successivi riuscì a scrivere alcune della pagine più belle e leggendarie dell’alpinismo mondiale. L’arco alpino fu il suo ambiente di “lavoro”, la montagna la sua casa e la sua passione, le quote impossibili segnarono la sua felicità e il suo sconforto.

Inizia la sua attività di alpinista a 18 anni e, fino al 1953, si cimenta con le pareti più difficili del Monte Bianco e alcune delle fantastiche vie del Lavaredo e del Cervino. La consacrazione arriva nel ’54 con la spedizione, guidata da Ardito Desio, alla volta della terribile cima del K2, seconda montagna più alta della terra e da molti riconosciuta come la più dura in quanto a difficoltà di scalata. Primi in assoluto a raggiungere la vetta furono Lacedelli e Compagnoni e proprio quell’occasione diede l’inizio alle polemiche che lo vedranno coinvolto, assieme ai suoi compagni di ventura, riguardo le ultime ore dell’ascesa. Tutta la dolorosa vicenda si placherà più di 50 anni dopo, con il riconoscimento della “versione Bonatti” come l’unica vera ed attendibile, con grande sollievo dell’interessato. Durante le ultime fasi di quella ascesa Bonatti sostò, assieme all’aiutante Hunza Mahdi, nella “zona della morte” (quota oltre gli 8000 mt.) per oltre una notte ma, tuttavia, quella non sarà l’unica situazione in cui il mitico scalatore dovrà far ricorso alle sue “sette vite”. Altre volte vedrà in faccia la morte – e perire suoi compagni di scalata – come in occasione delle ascese a diverse cime del Monte Bianco nel 1955, 1956 e 1961 oppure nelle iniziali scalate dei primi anni ’50. Cessa la sua attività alpinistica nel 1965, con l’ultima grande impresa in solitaria invernale sulla parte nord del Cervino.
Di lì a poco si cimenterà con l’esplorazione e l’attività di reporter.
La sua scomparsa segna forse la fine della storia del grande alpinismo italiano. Raggiunge compagni di ascese impossibili e amici-nemici come Lacedelli e Compagnoni.
Il mondo istituzionale, assieme a numerose associazioni culturali e alpinistiche salutano una delle persone che hanno fatto grande l’Italia del XX secolo, facendo parlare di sé in tutto il mondo.

 

di Luca Bolli

 

14 settembre 2011

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook