Essere impopolari a scuola stressa più degli esami

di Raffaella Baiano

Ciò che più preoccupa gli studenti del nuovo millennio non sono i voti ma la popolarità. Sulla scia degli standard imposti da serie tv e quant’altro emerge che gli adolescenti sono così ossessionati dalla popolarità da esserne stressati. Le due grandi categorie che si profilano per lo studente medio all’inizio della scuola a settembre sono due: popular (popolare) e  loser (perdente). Essere additati nell’una o nell’altra comporta l’esser socialmente accettati o meno e ciò non è da poco se si vuole trascorrere un anno scolastico lontano da derisioni o indifferenza. Questo dovrebbe esser già abbastanza per far capire perché i giovani diano così tanta importanza al giudizio degli altri, poiché può condizionare la loro vita. Ciò naturalmente dovrebbe esser diverso in una società culturalmente e moralmente matura. Lo psichiatra esperto di adolescenti Gustavo Pietropolli Charmet  ha affermato in merito che Il sentimento che muove i ragazzi “non è più la paura etica,ma una paura estetica non legata al sentimento di colpa, ma a quello della vergogna”.

 

È da questo concetto che dei ricercatori dell’università di Chicago hanno svolto uno studio volto a spiegare come nel momento degli esami, a parità di capacità intellettuali ci sia chi riesce meglio di altri. Presi in “esame” 70 ragazzi universitari impegnati in un test di matematica ai quali dopo la prova è stato prelevato un campione di saliva per vedere quanto cortisolo (l’ormone dello stress) fosse presente nel “fatidico” momento. I risultati del test hanno mostrato come tra i meno dotati il livello di stress non influisse sul risultato, Sian Beilock che ha coordinato il lavoro, ha spiegato che: “Tra quelli candidato ai voti più alti, invece, l’effetto esame metteva in luce l’idea che il ragazzo aveva di se: se era convinto di essere bravo in matematica, la pressione psicologica non faceva che potenziare i i risultati; se invece, a pari capacità, si sentiva insicuro,la tensione finiva per penalizzarlo”.

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