Milano non vuole rinunciare al ruolo di “capitale della moda”. Pisapia si rivolge duramente agli stilisti Dolce & Gabbana

Milano non vuole rinunciare al ruolo di “capitale della moda”. Pisapia si rivolge duramente agli stilisti Dolce & Gabbana

Dolce e gabbanaMilano che nel 2015 ospiterà l’Expo, un evento da cui tutti si aspettano il rilancio economico non solo di Milano e della Lombardia, ma dell’intero Paese.
Ora il caso Dolce & Gabbana sembra portare alla luce come vi sia un certo distacco tra la classe dirigente pubblica e l’aera produttiva, che certo non può giovare alla ripresa.
La serrata decisa dagli stilisti, secondo  D’Alfonso è solo “marketing”, mentre il manager Moschillo, vice  di Camera Moda, afferma: “Il premier inglese David Cameron ci ha contattato per le sfilate autunnali. Ci ha offerto location e servizi”, quasi a voler paventare che tradizionale Kermesse milanese possa prendere le distanze da Milano e assumere una nuova paternità nella città oltre manica, lamentando la poca attenzione dimostrata dall’Amministrazione Comunale.
Moschillo  sottolinea come da anni eviti di organizzare sfilate in Porta Venezia e dice: “L’utima  volta ci presentarono un conto di 450 mila euro per l’occupazione del suolo a fronte dei 39 mila euro pagati negli anni precedenti. Alle mie proteste, un assessore si sentì in dovere di dirmi che stavo parlando con un pubblico ufficiale”.
Il sindaco di Milano però non ci sta e dopo una iniziale presa di posizione soft, sperando che tutto finisse, dice chiaro e tondo di non aver gradito la reazione di chiudere  i negozi D&G di Milano per tre giorni, con tanto di cartello in italiano e in inglese per informare della loro  rabbia.
pisapia1Pisapia ieri dunque ha deciso di parlare in una intervista pubblicata domenica mattina su “Repubblica” nella quale non manca di rivolgere parole poco tenere al duo degli stilisti, milanesi e tra le altre cose ha affermato: “Se la prendono con la guardia di finanza, l’agenzia delle entrate, i pubblici ministeri e la stampa. Da ultimo con la città. Non è che stanno esagerando?”.
Giuliano Pisapia poi afferma che la loro reazione è “inaccettabile”, troppo “sopra le righe, per una frase infelice di un assessore, immediatamente chiarita”. Aggiungendo: “Ho voluto evitare che una battuta improvvida trascinasse Milano in una polemica assurda. Io ho chiarito subito che la presunzione di non colpevolezza è un principio fondantale  di uno stato di diritti: mi ci sono battuto tutta la vita”.
Infine concludeva con una frase che è tutto dire: “Dicono che il comune di Milano fa schifo, ma non ho visto chiudere i loro negozi per le cose che fanno davvero schifo: le guerre, le ingiustizie, le stragi”.

Redazione Milano
22 luglio 2013

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook