Omicidio Rea: forse Melania aveva scoperto qualcosa di torbido relativo al marito o forse in gioco c’è qualcosa di più grosso

di Andrea Marasea

Il Gip ordina indagini approfondite sulle comunicazioni telefoniche

Sul computer di Parolisi i Carabinieri già da tempo rinvennero gli indirizzi di vari transessuali  ma nessuna traccia di contatti. Probabilmente fatti sparire come il profilo del vecio alpino su Facebook attivato per  nascondere la relazione con soldatessa Ludovica.
Il magistrato teramano incaricato di fare luce sulla vicenda pare non presti fede alla storia del marito affranto amante combattuto tra due donne, infatti emerge un suo commento comparso anche su Tg.com: “ricorda un commento del marito Salvatore che agli investigatori, senza che gli fosse richiesto, ipotizza l’esistenza di storie sataniche e di vicende legate alla droga” il marito di Melania, infatti avrebbe detto:”Tempo fa una ragazza fu legata al letto e le accesero dei fuochi intorno”.

Lo schema psicologico del Parolisi che fa emergere il gip di Teramo non lascia dubbi: “Seppure dotato fisicamente ha tendenzialmente una personalità pigra, indolente tanto da dover essere spesso richiamato ai propri doveri e sovente punito”;il giudice fa riferimento a “ulteriori e diverse frequentazioni extraconiugali dell’indagato”.
Da come emerge dall’ordinanza emessa dal Tribunale di Teramo: “Senza voler indulgere in facili psicologismi la condizione di Salvatore Parolisi più che quella di un uomo disperato, al bivio della sua esistenza, stretto tra due alternative radicali, sembra piuttosto, tenuto conto del tenore dei messaggi inviati a entrambe le donne, sovente di identico contenuto espressivo ancora in tempi assai recenti, che la sua fosse la classica condizione di un uomo che vuole tenere il piede in due scarpe. I rapporti sessuali li consumava con entrambe. Tutte le promesse fatte a entrambe sono state sempre disattese. Quanto alle lacrime e al pianto in effetti il soggetto pare esservi incline ma sovente come messo in rilievo dai carabinieri si tratta di un pianto ‘finto’ mancando le lacrime…”

Pertanto non esitano a placarsi le voci sui possibili rapporti di Salvatore Parolisi con  diversi soggetti transessuali Gli avvocati del caporalmaggiore pronti a difendere l’onorabilità del proprio assistito hanno già preparato una querela per porre fine a questo scempio degno di un volgare circo mediatico.
Secondo uno dei legali Valter Biscotti, sono notizie prive e di qualsiasi fondamento, la denuncia verrà indirizzata ai vertici aziendali della Rai nella persona del direttore generale Lorenza Rei, in merito ad un servizio messo in onda dalla televisione pubblica.
Ha dichiarato, inoltre che: “la querela scatterà anche per chiunque riprenderà tale notizia assolutamente falsa”.

Però erano visibili chiaramente sul cadavere di Melania una svastica e un altro segno che ricorda moltissimo una “elle”: l’iniziale del nome di una delle amanti di Parolisi, la soldatessa Ludovica.
Coincidenza o tentativi grossolani di sviare le indagini, dato che i tagli, secondo i risultati dell’autopsia, sono stati effettuati post mortem molte ore dopo?
Ad avvalorare la teoria del depistaggio fa pensare il foro ritrovato sotto il seno della vittima: c una siringa da insulina contenente eroina, altro goffo tentativo di far apparire Melania come una drogata.

Parolisi, ancora rinchiuso in carcere con l’accusa di assassinio, parla una volta alla settimana con la figlioletta Vittoria. La sorella di Salvatore va a prendere la nipote da casa dei genitori di Melania per  condurla a casa dei nonni paterni dove riceve la telefonata del padre.
Quindi, per ora, la piccola Vittoria vive con i nonni materni in attesa che il Tribunale dei minori di Napoli fissi l’udienza per l’affidamento della bambina  richiesto dalla famiglia Rea tramite il loro legale.
Resta comunque il fatto che nel computer di Parolisi sono stati trovati indirizzi di trans”: è il segreto che ha ucciso Melania Rea? Il Gip è convinto della propria tesi: “Se c’è stato un complice nel vilipendio di cadavere va cercato all’interno della caserma, non c’è altra possibilità”.
Parolisi – che ha fatto scena muta davanti al gip – avrebbe agito con premeditazione e contro la moglie impossibilitata a  guardarsi intorno e tantomeno a difendersi.
Quindi Melania Rea è stata uccisa perché sapeva troppo . Potrebbe forse essere questo il “segreto torbido e inconfessabile ma non necessariamente di rilevanza penale” che Melania Rea conosceva. Il particolare emerge dal tribunale di Teramo, nel quale durante l’interrogatorio di garanzia, Parolisi ha di nuovo fatto scena muta.
Un omicidio “aggravato dal grado di parentela, dalla crudeltà e della minorata difesa”, motivato non dal fatto che il caporalmaggiore si trovasse di fronte a una scelta ormai obbligata: quella tra la moglie e l’amante, Ludovica, ma dal segreto che Melania conosceva, di cui forse voleva parlare all’amica Rosa, il 16 aprile, quando, in un momento di grande nervosismo la chiamò e le disse: “Ti devo raccontare una cosa molto brutta”.
Quel segreto – che potrebbe anche riguardare un giro di droga – secondo il Gip riguardava Parolisi, o la sua caserma. L’eventuale complice si troverebbe in caserma, il giudice è scettico però che possa esistere, ecco cosa dichiara il giudice: “E’ possibile che Parolisi abbia avuto un complice. Dai tabulati però non emergono contatti sospetti e dal 18 al 20 aprile è sempre stato in compagnia di parenti e investigatori. Ne consegue che l’unico modo che egli può aver avuto di incaricare qualcuno di “completare l’opera” al fine di sviare le indagini è stato parlare direttamente con il mandatario, probabilmente mentre era all’interno della caserma”.
Il giudice smonta pezzo a pezzo l’alibi del caporalmaggiore: non stette a Colle San Marco con la moglie ma vi arrivò dopo averla uccisa, alle 15.26 del 18 aprile. Da li fece la prima telefonata sul cellulare di Melania, senza ottenere risposta; poi entrò nel ristorante “Il cacciatore” andò in bagno, ordinò il caffè, chiese ai baristi se avessero visto entrare una donna, ma per il giudice è tutta una buffonata nel  tentativo di crearsi un alibi. Altra mossa ancora più grossolana quella di parlare di sette sataniche tra i colleghi della caserma per far collegare i segni trovati sul corpo della moglie.
Per tali motivi il giudice ha richiesto approfondite indagini sulle celle telefoniche interessate dalle comunicazioni del telefonino di Melania: il Giudice, in pratica cerca di ritrovare i messaggi che furono cancellati da chi lo prese dopo la morte di Melania. In quel telefonino furono ritrovati solo due messaggi, risalenti al luglio 2010, messaggi d’amore di Melania per Parolisi che già all’epoca la tradiva, da tempo, con Ludovica .
Il Gip introduce due elementi di grande interesse giudiziario fra le nuove carte e modifica  il movente dell’omicidio, vengono introdotti due elementi di grande interesse giudiziario.
Il primo è la notifica di una nuova circostanza aggravante: la minorata difesa. Parolisi avrebbe sfruttato il momento di temporanea debolezza di sua moglie appartata in tranquillità si era volontariamente abbassata i pantaloni che le avrebbero poi impedito la fuga durante l’aggressione.
Il secondo è la intenzionalità del assassinio, la premeditazione non presente nell’ordinanza  fatta dai giudici di Ascoli Piceno.

Dove ci condurrà questa vicenda?
Se questo è il nuovo esercito, evviva il servizio di leva senza la presenza di donne, norma di rango costituzionale abilmente sospesa (ndr)

 

 

 

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