Roma, quando i cittadini aggrediscono gli operatori del 118

Roma, quando i cittadini aggrediscono gli operatori del 118

Malcontento, rabbia, violenza, scarso dialogo, belle parole, pochi fatti. Questo è un quadro comune a molti cittadini italiani ed è proprio quando il malcontento supera la ragione, quando la cultura viene surclassata dal distacco con la realtà e si perdono quei valori positivi che dovrebbero sorreggere una sana democrazia che il sistema rischia di implodere. Succede così che i servizi per i cittadini diventano sempre più scarsi e gli episodi di violenza sempre più all’ordine del giorno, anche là dove si prova a far funzionare le cose nel modo giusto.

A Roma, ad esempio, ieri nel giro di poche ore sono stati aggrediti, in due diversi episodi, alcuni operatori del 118 nel quartiere di San Basilio. Nella mattinata, durante un soccorso, gli operatori sono stati insultati ed è stato lanciato un sasso contro l’ambulanza. In serata, durante un tentativo di soccorso ad un uomo di circa 60 anni colto da infarto, alcune persone hanno aggredito l’equipe di un’altra ambulanza causando tre feriti. I soccorritori sono comunque riusciti a ripartire trasportando il 60enne all’ospedale Pertini, dove è però morto poche ore dopo.

Un operatore dell’Ares 118 che ieri si trovava al pronto soccorso dell’ospedale Pertini di Roma ha così commentato queste notizie: «Quando ci danno il soccorso in quella zona, a San Basilio, partiamo impauriti. Non capiamo perché la gente invece di aiutarci ci aggredisce. Questo complica anche i soccorsi. Cercare di salvare le vite, farlo in fretta e soccorrere le persone è un nostro dovere e cerchiamo di farlo al meglio ovunque. Ma ormai c’è paura quando bisogna intervenire in quei posti, dove c’è ostilità nei nostri confronti».

Il segretario generale Fp Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, ha chiesto: «alle aziende e alle istituzioni locali e nazionali un intervento urgente per contrastare tanta violenza, perché Roma non se lo merita. Abbiamo scritto una lettera – spiega Di Cola – all’azienda e a tutte le istituzioni nazionali e locali richiedendo un intervento urgente per favorire azioni utili e non più rinviabili per contrastare tanta vile violenza. Adesso servono atti concreti, non possiamo più lasciare da soli lavoratrici ed i lavoratori che ogni giorno scendono in strada per garantire i servizi pubblici, per difendere un bene comune quale il diritto alla salute».

Di Cola ha poi precisato che le aggressioni agli operatori del 118 sono ormai all’ordine del giorno: «e non sono più in alcun modo sostenibili. Nonostante quest’atto violento l’equipaggio, dimostrando coraggio e estrema professionalità, è riuscito comunque a trasportare il paziente all’ospedale per le cure del caso. Purtroppo ogni parola, anche di solidarietà e di circostanza, non è più sufficiente».

Distacco dalla realtà, egoismo e poca tolleranza verso l’altro. Casi come questi succedono, seppur con diverse modalità, quotidianamente nel nostro Paese. Pochi giorni fa a Formia, in provincia di Latina, alcuni bagnanti sono stati fotografati mentre giocavano, si baciavano, scherzavano, a pochi passi dal cadavere di una turista russa, di 70 anni, deceduta pochi minuti prima per un malore e lasciata sul bagnasciuga coperta da un telo bianco in attesa dell’arrivo del coroner. Dimostrazione che la crisi culturale che stiamo vivendo dovrebbe spaventarci molto di più di quella economica.

Enrico Ferdinandi

(Twitter @FerdinandiE)

19 giugno 2013

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