Melania Rea uccisa con tecniche militari da combattimento, il marito da oltre un’ora sotto torchio

di Roberto Mattei

La donna di Somma Vesuviana sarebbe stata neutralizzata con il metodo “dell’assalto alla sentinella”, che consiste  nel neutralizzare fisicamente l’avversario spezzandogli il collo o mettendolo ko temporaneamente, per poi finirlo tra dolori e sofferenze è quanto sarebbe emerso dalle ultime indiscrezioni sull’autopsia. Da circa un’ora e mezza è in corso l’interrogatorio di Salvatore Parolisi, presso la procura di Ascoli Piceno.

Una notizia veramente da fare raccapricciare la pelle e ghiacciare il sangue è quella trapelata oggi dalle indagini sull’omicidio di Carmela Rea, detta “Melania”, la 29enne scomparsa il 18 aprile scorso dal pianoro di Colle San Marco, in provincia di Ascoli Piceno, dove si era recata in compagnia del marito e la figlioletta di 18 mesi per una gita fuori porta e ritrovata morta, dopo due giorni, nel bosco di Ripe di Civitella, nel vicino Abruzzo. La giovane di Somma Vesuviana sarebbe stata uccisa con una tecnica militare, quella che i soldati chiamano in gergo “assalto alla sentinella” e che consiste nel neutralizzare fisicamente l’avversario spezzandogli il collo.

Una novità estremamente importante ai fini dell’indagine, che arriva proprio nel primo giorno di interrogatorio del marito della donna, il caporalmaggiore scelto dell’esercito Salvatore Parolisi, nelle vesti di indagato per omicidio volontario.

E’ la convinzione più accreditata dagli investigatori, ricavata grazie all’autopsia, un esame post-mortem dettagliato, condotto con attenzione e accuratezza, anche negli aspetti più microscopici, che ha permesso di stabilire non solo le cause del trapasso, ma anche le modalità,  i mezzi che l’anno prodotto nonché il giorno e l’ora del decesso dedotti dai fenomeni cadaverici cioè tutte quelle modificazioni a cui il corpo era andato incontro nel periodo successivo alla morte. Chi ha ucciso, insomma, non era uno qualunque, ma un individuo che conosceva molto bene  le aree vitali del corpo e le tecniche di combattimento: un soldato. L’esercito, infatti, addestra i suoi uomini per una vasta gamma di situazioni che potrebbero affrontare, sia in combattimento che in contesti civili. Oltre all’uso delle armi e della tecnologia, il combattente viene preparato per sopravvivere ed operare anche disarmato, mediante l’auto-difesa e la conoscenza degli obiettivi strategici del corpo umano, quelli che i soldati USA, nel loro Field Manual FM 21-150, chiamano “Vital Targets” (Obiettivi vitali). Nel caso di Melania Rea, in particolare, potrebbe essere stata utilizzata la tecnica del “Back to neck” (dietro al collo): colpo forte alla parte posteriore del collo con conseguente rottura delle vertebra cervicale “epistrofeo”, paralisi, incuneamento del dente epistrofeo nel bulbo spinale con morte istantanea.

Il decesso avviene per la rottura del tratto cervicale della colonna vertebrale con lesione del tronco encefalico che è una parte del sistema nervoso in cui si trovano i centri che regolano il respiro e l’attività cardiaca. Il metodo appena descritto a diverse varianti e nel caso dell’assalto alla sentinella l’omicida potrebbe aver afferrato la donna da dietro, con una mano sulla fronte e l’altra nell’area bocca-mento e in maniera molto decisa, con un colpo secco, le avrebbe provocato una forte torsione del capo. Un po come impugnare un ramo e spezzarlo. Una fine tremenda sopratutto se il metodo viene utilizzato in maniera “soft” per disabilitare momentaneamente l’avversario – provocandogli ad esempio un colpo di frusta o una concussione – per poi finirlo lentamente tra sofferenze e dolori. A questo punto, la situazione del giovane caporalmaggiore di Fratta Maggiore si fa sempre più grave, anche perché a rafforzare la tesi che il delitto sia stato commesso da un esperto in tecniche di combattimento, anche il fatto che Melania sia stata rinvenuta con i pantaloni calati, in una posizione troppo bassa per pensare che la donna li abbia abbassati volontariamente per espletare i bisogni fisiologici. Anche in questa circostanza, l’assassino avrebbe attuato un’altra tecnica militare, provocando lui l’abbassamento dell’indumento per limitare la deambulazione della giovane impedendone la fuga. Intanto i legali di Salvatore Parolisi, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno confermato nuovamente che il loro assistito è tranquillo e consapevole di non avere alcuna responsabilità sull’accaduto.

Attualmente l’uomo si trova presso la Procura di Ascoli Piceno dove, da oltre un’ora è in corso l’interrogatorio. Più il tempo passa e più si ipotizza che l’uomo non si stia avvalendo della facoltà di non rispondere, come qualcuno aveva pensato all’inizio, ma stia rispondendo alle domande dei pm ascolani Ettore Picardi e Umberto Monti. Parolisi dovrà spiegare cosa sia accaduto tra le 14.10 e le 15.30 di lunedì 18 aprile e soprattutto dove si trovava realmente, visto che nessuno dei testimoni presenti quel giorno sul pianoro ricorda di aver visto lui, la moglie e la bambina. L’unica cosa certa è che la famiglia è stata vista uscire dalla propria abitazione di Folignano (AP), intorno alle 14.10, dopodiché il buio più assoluto: quasi un’ora e mezza di buco in cui potrebbe essere accaduto di tutto.

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