A Ceccano il primo stabilimento europeo di recupero delle terre rare
Questa settimana è stato inaugurato a Ceccano (FR), nel Lazio, il primo stabilimento di recupero delle terre rare d’Europa.
Lo stabilimento sarà in grado di recuperare dai Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) circa 500 tonnellate all’anno di minerali come neodimio, praseodimio e disprosio, fondamentali per la costruzione di magneti permanenti.
Essi, infatti, si stima potranno essere riutilizzati per la costruzione di prodotti come hard disk, laptop e componentistica per l’automotive elettrico.
L’impianto, di proprietà della società Itelyum, già presente a Ceccano e tra le aziende leader del settore del riciclo dei rifiuti industriali, è stato sviluppato nel contesto del progetto INSPIREE, in partecipazione con EIT Raw Materials, il più grande consorzio nel settore delle materie prime a livello mondiale, Erion e Glob Eco, aziende con pluriennale esperienza nella raccolta e nel trattamento di RAEE, e l’Università degli studi dell’Aquila, che ha sviluppato e brevettato un’innovativa tecnica idrometallurgica a basso impatto ambientale.
L’Amministratore Delegato di Itelyum, Marco Codognola, ha pubblicamente ringraziato il Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica (MASE) dichiarando: “Accogliamo con grande entusiasmo l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica al passaggio alla fase industriale per il nostro progetto di recupero dei magneti permanenti dai Raee. Essere riconosciuti come pionieri in questo campo ci riempie di orgoglio e ci investe anche di una grande responsabilità”
L’iniziativa incontra le necessità nazionali ed europee di messa in sicurezza dell’approvvigionamento di minerali critici e strategici, come stabilito tralaltro dal Critical Raw Materials Act, il documento cardine dell’Unione Europea per la differenziazione delle forniture dei suddetti minerale e che punta a rendere l’UE il più indipendente possibile dai produttori stranieri.
Oggi, infatti, circa il 90% delle terre rare e delle altre materie prime fondamentali per l’industria delle alte tecnologie viene prodotto e raffinato nella Repubblica Popolare Cinese.
Proprio Pechino, in questo senso, ha accumulato negli anni capacità industriali quasi monopolistiche che hanno dotato la Cina di un’arma di ricatto senza precedenti sull’economia mondiale.
Basti pensare che appena due giorni fa il governo cinese ha aggiunto altre due società americane alla propria lista di restrizioni all’export di terre rare, per un totale di dieci, in risposta a sua volta ad altrettante restrizioni commerciali impostegli da Washington questo mese.
Occorre sottolineare come le aziende americane coinvolte sono quasi tutte operanti nel settore della Difesa, con pochi affari nel mercato cinese e quindi oggetto di una ritorsione meramente simbolica. Ma ciò non toglie che se Pechino volesse, potrebbe bloccare seriamente lo sviluppo economico, energetico e militare di quasi ogni paese della Terra con un solo provvedimento commerciale.
L’approvvigionamento dei cosiddetti minerali del futuro, quanto ormai anche del presente, è parte integrante del conflitto geostrategico che coinvolge i due principali attori planetari, USA e Cina, sia sul piano economico che su quello militare.
Per questo motivo è importante che l’Italia e l’UE si adoperino per la propria sicurezza tecnologica, che passa tanto per un’estrazione mineraria sostenibile, quanto proprio nel recupero da prodotti esausti.
Lo stabilimento Itelyum di Ceccano è il simbolo della giusta direzione appena intrapresa dal nostro paese, almeno questa volta, capofila d’Europa.




