Una partita che dura da qualche millennio
C’è qualcosa di intimo e quasi commovente nell’idea che, fra le pietre di un’antica città affacciata sul Mediterraneo, degli archeologi abbiano ritrovato le tracce di un lontanissimo passatempo, un qualcosa di così umano e quotidiano da azzerare qualsiasi distanza geografica o temporale con il presente.
È quanto emerso a Tolemaide, l’antica Ptolemais della Cirenaica libica, dove una missione scientifica polacca ha riportato alla luce decine di tavolieri da gioco incisi nella roccia, testimoni silenziosi delle ore d’ozio che animavano la vita pubblica di grandi e piccini già duemila anni fa.
Il merito della scoperta va alla missione archeologica dell’Università di Varsavia, che lavora in quei luoghi da decenni e che dal 2023 ha ripreso gli scavi, dopo anni di interruzione dovuti alla guerra civile libica, sotto lo sguardo dell’archeologa Zofia Kowarska, la quale ha avviato per prima una documentazione sistematica delle incisioni sulle superfici lapidee, arrivando a censire oltre cento tavolieri da gioco, composti da fori circolari disposti in quadrati o rettangoli che raccontano i divertimenti degli abitanti.
Per capire meglio la portata del ritrovamento conviene però ricordare cosa fosse Tolemaide, cioè una città che sorgeva nella parte settentrionale della Cirenaica, circa 120 chilometri a est di Bengasi, fondata fra la fine del IV e il III secolo avanti Cristo e rimasta in piedi fino alla dominazione araba del VII secolo, tanto che nel V secolo era diventata capitale della provincia tardoantica di Libya Superior. Una città cioè vissuta in epoca ellenistica, romana e bizantina, e proprio nel passaggio da centro vitale a spazio in rovina si colloca la lunga stagione in cui qualcuno, seduto su un gradino o su un blocco di pietra, scavava nel marmo le caselle della propria partita.
E così, ancora una volta, la storia dimostra come i giochi accompagnino l’uomo da sempre, inserendosi il ritrovamento libico in una striscia lunghissima e illustre, fatta dal senet della civiltà egizia, il gioco reale di Ur dei sumeri e i latrunculi romani, una sorta di antenato della dama che metteva alla prova strategia e pazienza.
I tavolieri di Tolemaide ci restituiscono qualcosa che le grandi opere monumentali raramente trasmettono, ovvero il ritmo umano di una giornata qualunque, la rivalità amichevole, l’attesa di una mossa, la convivialità umana che non inizia e non finisce.




