Grande città, piccola capitale: Nuuk
Una città gelida nel conflitto geopolitico più caldo degli ultimi tempi. Nuuk, la più grande città della Groenlandia e capitale più piccola di sempre con i suoi 20.000 abitanti. Nel passato territorio vichingo, successivamente casa degli inuit e dei danesi. Scoperta dei turisti per le attrazioni naturali, Nuuk spicca per la sua unicità.
Una città nell’Artico
Nuuk è il posto giusto per ammirare l’aurora boreale, il desiderio di molti. Da settembre a marzo, da ogni parte del mondo vengono visitatori ad ammirare le verdi luci del nord. L’arrivo dell’estate, invece, permette di esplorare al meglio la natura selvaggia del posto. Gettonatissimo il trekking sul Sentiero di Lille Malene per ammirare la vista sul fiordo Nuup Kangerlua. Attraversare il corso d’acqua con una crociera è il must per scoprire la natura di Nuuk, tra ghiacciai scintillanti e una ricca fauna di include balene, foche e uccelli marini.
Per quanto la città si possa visitare facilmente a piedi, è divisa in due parti: vecchia Nuuk e nuova Nuuk. La prima è costituita da una schiera d abitazioni in legno affacciate sulla Baia di Buffin, considerabile il centro storico. Al suo interno si trova la Cattedrale del Salvatore, la traccia centenaria dell’evangelizzazione luterana nell’Artico, nonché il più importante monumento della Groenlandia. La seconda è in pieno sviluppo, oltre la metà delle industrie nazionali risiede qui. Le nuove abitazioni nella moderna zona di Nuuk sono di un curato e meno arrugginito, il cuore del minuscolo tentativo di innovazione groenlandese.
Una vita a Nuuk
Nel kit di sopravvivenza di un nuukiano non c’è l’abbonamento ai mezzi pubblici, tantomeno l’auto (nella capitale sono meno di 2000): è immancabile la barca. Quasi impossibile spostarsi con le quattro ruote, le strade sono quasi completamente ghiacciate, agli abitanti conviene prendere il traghetto per andare a scuola o a lavoro. Tuttavia, la maggior parte dei giovani laureati all’Università della Groenlandia (Kalaallit Nunaata Universitetia) lasciano il paese per vivere in Danimarca, lasciando quella distesa di case colorate seppellite dalla neve chiamata Nuuk.
La pesca, oltre a sostenere l’economia locale, è un fattore culturale a Nuuk. I nuukiani preferiscono, anche nel ventunesimo secolo, procurarsi personalmente i pasti piuttosto che affidarsi agli enormi supermarket. Si precipitano, perfino abbandonando d’un tratto gli uffici, alla riva del fiordo per pescare quando vengono avvistati grandi gruppi di pesci. Idem per la caccia, entrambe vengono trattate come attività comunitarie. Ciò che si cattura, si condivide, una regola non scritta. Per le strade si possono trovare inuit che arrostiscono il pesce della mattina, uno street food pienamente artico.
Nuuk è una piccola città triste, lo dicono anche le statistiche. Avvengono circa 120 suicidi all’anno, il più alto tasso mondiale. Il clima rigido, solo sei mesi di luce e una vita sorretta dai sussidi statali sono gli elementi che portano tanti nuukiani all’alcolismo e la depressione.
Nuuk, una capitale in miniatura. Tra l’America e l’Europa, ma mai occidentale, protagonista di uno scenario incerto.




