VENEZIA 2017 | Frederick Wiseman con Ex Libris vince il premio della stampa internazionale, parla di cinema, cultura e politica ma non di libri

VENEZIA 2017 | Frederick Wiseman con Ex Libris vince il premio della stampa internazionale, parla di cinema, cultura e politica ma non di libri

Lido di Venezia – Ha vinto il Premio FIPRESCI e secondo la federazione internazionale della stampa cinematografica il documentario Ex Libris – The New York Public Library di Frederick Wiseman è il film più rischioso, originale e personale tra tutti quelli in concorso alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il regista statunitense, già Leone d’oro alla carriera nel 2014, alla Biennale racconta del suo film, che in realtà non parla affatto di libri, e del suo modo di concepire il cinema.

Come è nata l’idea di realizzare questo film e quanto tempo ha impiegato per farlo?

Si tratta di un’idea nata molti anni fa. Da giovane andavo in biblioteca a prendere i libri, ma mi sono reso conto che ora le biblioteche offrono molto di più, sono un luogo di opportunità ed esperienze per chiunque vi acceda. Le biblioteche odierne sono diventate dei centri comunitari con corsi per i bambini e corsi di formazione per adulti. A prescindere dall’attuale contesto politico americano, la biblioteca quindi rimane un luogo ideale di inclusione, democrazia e libertà d’espressione. Per realizzare questo film ho trascorso un’intera giornata osservando le diverse attività all’interno della biblioteca e poi ho iniziato a filmare quanto accadeva. Non è stato facile ottenere i permessi per girare, ma per me la ricerca comincia con le riprese, il film invece nasce in fase di montaggio.

Lei parla di democrazia, accoglienza e libertà di espressione, termini che soprattutto nell’attuale contesto americano hanno un grande valore politico. Quali erano le sue intenzioni nel girare questo film?

Non intendevo fare un film politico, ma devo riconoscere che Trump ne ha fatto un film politico. La biblioteca rappresenta esattamente ciò che lui non riesce a comprendere e ciò che lui più odia: è un’estensione della cultura e della conoscenza. Trump è molto darwiniano, anche se non credo che lui lo sappia. La biblioteca è un repellente per lui.

Come mai nella sua lunga e ricca carriera ha sempre scelto di girare documentari?

Non mi piace classificare e distinguere i film in generi. Ogni film coglie milioni di possibilità e ci sono o buoni film o film cattivi. Io faccio film a modo mio, non dirigo persone e quando riprendo mi piace non sapere in anticipo cosa sto per catturare. Nei miei film cerco di riflettere la complessità della realtà. Sarebbe però presuntuoso da parte mia credere che un film possa mostrare tutto e tutta la verità. Ogni mio film è una ricostruzione soggettiva di quanto accade o di quanto credo accada mentre mi trovo in quel posto. Io cerco di trasformare ciò che vedo in una narrazione drammatica e mi sforzo di comprimere e di condensare le idee in una forma più comprensibile. Per questo buona parte del mio lavoro consiste nel selezionare e montare immagini e suoni per sottolineare un fatto o il passaggio da un elemento all’altro.

In Ex Libris la vera protagonista è la biblioteca intesa come ambiente umano mentre i libri, sebbene siano ovunque, sembrano restare più sullo sfondo. Qual è allora il senso del titolo del film?

Ex libris non è un film sui libri, ma rappresenta un grande archivio della vita contenente molti segreti. Per realizzare questo film ho dovuto colmare il mio senso di smarrimento. Una biblioteca è un posto molto grande e ho dovuto fare delle rinunce, ho dovuto scegliere cosa mostrare. Volevo che il mio film suggerisse la diversità, la varietà delle attività che si svolgono all’interno della biblioteca. Uno dei motivi per cui ho intitolato il film Ex Libris è che volevo sottolineare che in esso si vede qualcosa che fa parte della biblioteca, non ogni cosa.

Alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Ex Libris di Frederick Wiseman ha vinto anche il premio collaterale “Fair Play al Cinema” di dell’associazione “Vivere da Sportivi” “per aver saputo tradurre i valori etico-sportivi di inclusione, democrazia e libertà nella reinvenzione cinematografica della vita quotidiana e della lotta culturale“.

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