Q Ball. Il basket come mezzo di riscatto umano e sociale

Q Ball. Il basket come mezzo di riscatto umano e sociale

Oggi il protagonista della nostra rubrica di consigli cinematografici è Q Ball, un docufilm sportivo distribuito da Fox Sports Films, scritto e diretto da Michael Tolajian e prodotto in collaborazione con il cestista statunitense Kevin Durant.

Q Ball racconta la storia della squadra di pallacanestro della prigione californiana di San Quentin, a nord di San Francisco, in cui alcuni detenuti attraversano un lungo percorso di riabilitazione personale utilizzando il basket come strumento di riscatto.

Il documentario è strutturato in tre parti, ciascuna dedicata ad approfondire un aspetto differente della vita dei protagonisti e del percorso catartico che stanno compiendo, raccontando le storie passate e le testimonianze dei loro cari e dei parenti delle vittime, mettendo così lo spettatore davanti alla cruda realtà, senza sconti e riserve.

Q Ball – Capitolo I. Giocare a basket al Q

The sweetest sound to me in basketball is the swish of the nets.” (Allan McIntosh)

Il docufilm si apre con il tenente Sam Robinson, voce narrante della vicenda, da anni al lavoro presso il penitenziario di stato di San Quentin, aperto nel 1852, conosciuto come la casa del braccio della morte. Qui sono stati rinchiusi tra gli altri anche Sirhan Sirhan, Charles Manson e il serial killer Richard Ramirez.

Il primo capitolo è incentrato sul ruolo che il basket riveste all’interno della prigione, un mezzo per ottenere un riscatto e un conseguente rinserimento sociale, dopo aver scontato la propria pena. La competizione sportiva aiuta i detenuti a conoscere meglio se stessi e a compiere un cammino di rinascita che preveda anche un percorso di rieducazione e di crescita personale. Nel campo di pallacanestro la squadra del San Quentin si sente a casa, libera dalle recinzioni.

La voce di Sam Robinson presenta agli spettatori il team. Due i caratteri più forti: Harry “ATL” Smith, conosciuto come “Il Fenomeno” e il coach Rafael “Raf” Cuevas. Nel rettangolo di gioco anche i detenuti Tevin “CUTTY” Fournette, Allan “BLACK” McIntosh e Anthony “ANT” Ammons, di cui viene subito raccontata la storia.

Talento e passione non bastano per entrare a far parte del Q Team, è infatti necessario rispettare sette regole fondamentali:

  1. Seguire le istruzioni;
  2. Impegnarsi ad allenare il proprio corpo;
  3. Andare agli allenamenti di squadra;
  4. Partecipare alle riunioni;
  5. Essere responsabili dentro e fuori dal campo;
  6. Dimostrare integrità;
  7. Essere compagni di squadra positivi.

Q Ball – Capitolo II. Commetti un crimine, poi devi pagare

Q Ball cerca di indagare nell’animo dei detenuti protagonisti, ascoltando le storie personali e il loro punto di vista, ma non si ferma qui. Michael Tolajian mette al primo posto la verità, non vuole minimizzare la gravità dei crimini commessi e inserisce anche le testimonianze dei parenti delle vittime, cercando di analizzare i fatti da tutte le prospettive possibili.

Commetti un crimine, devi pagare. Il documentario non lascia scampo a equivoci, la storia narrata è un cammino di riabilitazione che consente di espiare le proprie colpe per inserirsi nuovamente nella società con un volto nuovo, più maturo e cosciente.

Il secondo capitolo racconta la storia di Black, in prigione per la legge dei tre colpi (tentata rapina, rapina e possesso di arma da fuoco) e di Rafael, condannato per il brutale accoltellamento del giovane Timothy Griffith al termine di una partita di baseball dei San Francisco Giants nel 2004. Ma la seconda parte del docufilm descrive anche il campionato di basket del Q Team, le prime vittorie contro i volontari che ogni settimana arrivano al San Quentin e la voglia di approdare in finale.

Q Ball – Capitolo III. Riprendersi la propria umanità

q ball harry smith
                    Q Ball – Harry Smith

Siamo giunti al termine della narrazione e anche del campionato. I ragazzi del San Quentin sfideranno lo staff dei Golden State Warriors. Ultima gara per Harry Smith, che dopo sette anni uscirà dal carcere per costruirsi una nuova vita e tentare di realizzare il suo sogno targato NBA.

Il capitolo finale del documentario è incentrato sul percorso compiuto da Harry, il suo cammino verso la libertà e l’incontro con la famiglia fuori dalle mura del penitenziario. La storia di “ATL” si intreccia con quella dei suoi compagni e Michael Tolajian racconta con immagini e parole la vita futura dei detenuti.

Le musiche che accompagnano le vicende penetrano nell’animo degli spettatori, con un intrecciarsi di generi diversi. I testi raccontano alla perfezione il percorso catartico compiuto nel San Quentin. Al centro, infatti, la voglia di conoscere meglio se stessi e di riscattarsi, dopo aver scontato la propria pena.

I want someone to tell me what is the soul of a man?” (testo di Blind Willie Johnson, interpretata da Steven Stern e George Krikes)

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