LE COSE CHE VERRANNO | Aspettative e delusioni tra Rousseau e Schopenhauer

LE COSE CHE VERRANNO | Aspettative e delusioni tra Rousseau e Schopenhauer

Calma e pagine stampate sono il filo conduttore del quinto film di Mia Hansen-Løve. La regista francese, dopo il successo all’International Film Festival, propone anche per il pubblico italiano un’intensa pellicola esistenziale, vincitrice dell’“Orso d’Argento alla miglior regia”.

Le cose che verranno esplora a fondo l’animo umano della sua protagonista Nathalie, interpretata magistralmente da Isabelle Huppert, raccontandoci, nel corso di alcuni anni anni, uno dei momenti pivotali della sua esistenza, giunta oramai al periodo della maturità.

Nathalie non è infatti una giovane ragazzina alla ricerca del suo posto nel mondo, ma al contrario un’affermata professoressa di filosofia in un liceo parigino. Gestisce le lezioni, la sua collana di saggi (sempre in tema con la sua materia) e al tempo stesso riesce a dedicare il suo tempo anche alla famiglia, composta da un marito professore, due figli e un’anziana madre continuamente vittima di attacchi di panico e depressione. Una vita dedicata al prossimo, in senso strettamente accademico, tra lezioni su Rousseau e studenti innamorati della materia. Questa routine viene però stravolta il giorno in cui suo marito le confessa che ha intenzione di lasciarla per un’altra donna, mentre sua madre sta morendo e i figli volano sempre più velocemente lontani dal nido materno. Nathalie si ritrova a 60 anni con la possibilità di reinventare la sua vita praticamente da zero, in compagnia di una gatta nera, un ex studente anarchico e il suo manuale di filosofia.

Ciò che balza immediatamente all’occhio nell’opera di Mia Hansen-Løve è senza dubbio l’ostentato intellettualismo della pellicola, la cui sceneggiatura intrisa fino forse a strabordare di citazioni e veri e propri estratti di lezioni sui grandi pensatori franco-tedeschi , quasi come una colonna sonora parallela, con frammenti sulla ricerca della felicità, sul ruolo della democrazia e sul desiderio. Inserimenti che prendono di fatto il totale controllo della scena, facendo apparire la trama e le interazioni tra personaggi come una seccante scocciatura o un obbligatorio passaggio per rendere la pellicola “film” e non “documentario”.

I personaggi sono accennati, paradossalmente conosciamo poco la loro psicologia. Sono sviluppati (per ammissione stessa della regista e sceneggiatrice) senza spiegarci le loro motivazioni o ambizioni, sono quasi degli “strumenti” con i quali la storia si va a comporre, come fosse uno spartito musicale o un libretto di Opera. In una recente intervista Løve ha affermato: “Quando scrivo mi preoccupo del ritmo, della musicalità o di altre cose necessarie, ma molto meno della mancanza di informazioni sulla psicologia dei personaggi. Ciò che è necessario sapere si esprime in autonomia, senza bisogno di spiegarlo”.  I protagonisti sono dei “ritratti in movimento” di loro stessi, ci vengono mostrati senza però essere “svelati”, rimanendo di fatto sempre un po’ misteriosi e imperscrutabili.

E proprio imperscrutabile e inamovibile è Nathalie, “l’eroina” della storia che come una roccia affronta tutto ciò che la vita le getta contro, mostrandoci pochissime reazioni degne di tale nome, in favore di uno stoico e ferreo aplomb, più preoccupata per i libri di filosofia che il marito le ha sottratto che per il tradimento e la fine del suo matrimonio. Anche quando si ritrova in campagna, nella fattoria del suo geniale ex-alunno, la protagonista non si lascia guidare dai sentimenti, creando un’imbarazzante sensazione di delusione in entrambi, dopo un rapporto che altalenava tra il palese desiderio e il più casto rapporto mentore-allievo.

Dal punto di vista tecnico il film è fenomenale. Le luci catturano l’attenzione del pubblico, rendendo ogni scena un caldo e scintillante affresco ritraente le meravigliose location, tra le quali Parigi, la Bretagna e la campagna lionese, esaltate dalla fotografia che a tratti lascia senza fiato. La luce è una costante, al pari della filosofia, un’importante e onnipresente elemento, che trova spazio anche nelle uniche due scene notturne, illuminando a giorno personaggi e luoghi.

Un film sicuramente scritto fuori da ogni schema, peccando forse di un eccessivo citazionismo e un minutaggio più che importante, sconsigliato ad un pubblico alla ricerca di un film leggero e poco impegnato, consigliatissimo invece agli amanti della filosofia.

Voto: 6 Scuole di Francoforte su 10

 

 

Dati tecnici di “Le cose che verranno”   

 

TITOLO: Le cose che verranno (L’avenir)

USCITA: 20/04/2017

REGIA: Mia Hansen-Løve

SCENEGGIATURA: Mia Hansen-Løve

DURATA: 100 minuti

GENERE: Drammatico

PAESE: Francia-Germania

CASA DI PRODUZIONE: Cinémage, Cofinova, Canal +, Arte France, Hessen film fund

DISTRIBUZIONE (ITALIA): Satine film distribuzione

FOTOGRAFIA: Denis Lenoir

MONTAGGIO: Marion Monnier

CAST: Isabelle Huppert, Andrè Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah le Picard, Solal Forte, Elise Lhomeau, Lionel Dray, Gregoire Montana-Haroche, Lina Benzerti

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