Little fires everywhere: due diversi modelli di maternità

Little fires everywhere: due diversi modelli di maternità
Little fires everywhere: due diversi modelli di maternità

Due madri così diverse e insieme, due modi completamente opposti di vivere la vita, che nonostante questo si ritrovano sullo stesso terreno. Da qui si parte per raccontare la storia di “Little fires everywhere”, nuova miniserie su Amazon Prime, liberamente ispirata al romanzo di Celeste Ng.

Little fires everywhere

Ci troviamo a Shaker Heights, un sobborgo di Cleveland, in Ohio: fine anni ’90, anni per noi spettatori già lontani e anche superati per ciò che riguarda maniere, abitudini e tecnologie. Ci ritorniamo volentieri, scrutando e curiosando dentro le vite di queste due donne così differenti.

Nessuno le potrebbe mettere l’una vicino all’altra perché stonerebbero già soltanto per come si pongono l’una con l’altra: in maniera aperta, cordiale e disponibile l’una, in maniera fredda, distaccata, scostante l’altra.

Ed entrambe hanno ottimi motivi per comportarsi con queste due modalità così differenti: lo spettatore non immagina nemmeno quali siano queste motivazioni.

Elena Richardson – Reese Witherspoon

La prima, la moglie e madre perfetta (che lo sia soprattutto agli occhi degli altri): Elena Richardson, giornalista, donna di casa e mamma di quattro adolescenti. La sua vita procede serenamente, perché nota con estrema gioia che i suoi sacrifici fatti in gioventù le stanno portando tante soddisfazioni.

La figlia maggiore sta per andare per Harvard, i due figli di mezzo sono eccellenti sportivi e studenti. La sua unica macchia nera è la figlia più piccola, Izzy o Isabel come sua madre costantemente la chiama e non utilizza quel diminutivo, nonostante lo utilizzi per gli altri tre figli.

Izzy non vuole eccellere, lei non vuole apparire, lei non desidera primeggiare: la sua passione si scatena in una forma d’arte che però non coincide con le volontà della madre e dunque è sbagliata, è inutile, non le servirà a nulla.

Macchiata dell’onta della diversità, Izzy non è mai stata né voluta né apprezzata in questa famiglia e più il racconto va avanti (e anche indietro, raccontando la vita e la crescita come donna di Elena Richardson), più la cosa diventa evidente e manifesta.

Per una figlia però rendersi conto di questo a 14 anni è un dolore sconosciuto, violento e inaccettabile tanto che si potrebbe scatenare l’inferno. Si potrebbe soltanto, spetta a qualcuno fermare quella catastrofe e non possono essere che i genitori gli unici in grado di frenare questa vicenda.

Mia Warren – Kerry Washington

La seconda, una donna tutta d’un pezzo che non ha un compagno nella sua vita (e chi può sapere se lo abbia mai avuto), non ha una stabilità economica e spesso ha vissuto dentro la sua stessa macchina.

Mia però non è sola, perché ha una figlia adolescente, Pearl, che è la sua ancora, la sua gioia costante, la sua fotocopia sotto molteplici aspetti e tra di loro c’è e si percepisce un legame profondo, sincero, fortissimo che le ha rese più forti nell’affrontare parecchie situazioni complicate.

Di questa figlia non si conosce il padre e nonostante la stessa Pearl ad un certo punto decida di prendere il coraggio a quattro mani e chiedere alla madre chi sia il suo papà, Mia non sembra così ben disposta a parlargliene. Lo spettatore dunque si domanda perché questo particolare dettaglio non venga rivelato e quasi passi in secondo piano in tutta la vicenda.

Mia è inoltre un’artista, incredibilmente dotata che arriva a Shaker e che accetta la generosa offerta di Elena, ossia quella di stare in affitto in una bella casa ad una cifra decisamente sostenibile.

Due storie che si intrecciano

Tutto parte da quella casa, da quelle pareti che in realtà hanno tanto da raccontare, più di quanto lo stesso spettatore non possa immaginarsi.

Quelle pareti che cambiano colori con l’ingresso in casa di Mia e Pearl, diventano piene di arte e volti appesi alle pareti che a loro volta raccontano un pezzetto delle nuove proprietarie.

Due donne differenti che ingranano inizialmente con estrema difficoltà, ma che poi sembrano trovare, durante una serata all’insegna di Book Club e vino, un’intesa improvvisa e spontanea: la complicità, l’ammissione di determinate colpe e pensieri non sempre così limpidi, sembra avvicinarle improvvisamente.

Ma gli altri personaggi che ruotano loro attorno sembrano non volere una sintonia tra Mia ed Elena, i loro figli per primi che con i loro drammi adolescenziali le metteranno nuovamente l’una contro l’altra, come le amicizie storiche, quelle che improvvisamente ritornano e quelle nuove che necessitano di un aiuto e di sostegno.

Entrambe forti e indipendenti, dimostrano come un modello di madre esemplare e/o perfetta non esista e non possa davvero esistere, quanto quello che necessariamente deve essere presente è l’amore di una mamma verso i propri figli, per quanto siano o possano diventare diversi dal modello genitoriale.

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