Bridgerton, ovvero la fiera del pettegolezzo nel XXI secolo

Bridgerton, ovvero la fiera del pettegolezzo nel XXI secolo
Bridgerton, ovvero la fiera del pettegolezzo del XXI secolo

Il sano pettegolezzo, la leggerezza delle cose sussurrate da un orecchio all’altro: l’essere umano è naturalmente portato a parlare di sé e se riesce, ancora meglio degli altri. Arriva su Netflix la serie tv “Bridgerton”, tratta da una serie di romanzi scritti da Julia Quinn, creata da Chris Van Dusen e prodotta da Shonda Rhimes, che ha registrato in brevissimo un successo senza precedenti.

Bridgerton, ovvero la fiera del pettegolezzo

L’ambientazione è strategica e questo è fuori da ogni dubbio: ci troviamo nel mondo dell’altra società inglese, durante la Reggenza inglese. Questa viene modificata e adattata al contesto della serie tv e dunque libero sfogo alla fantasia degli autori, soprattutto per quanto riguarda la scelta dei personaggi.

Questi sono principalmente i rappresentanti della famiglia Bridgerton: i quattro figli maschi Anthony, Benedict, Colin e Gregory e le quattro figlie femmine (alla faccia della famiglia numerosa) Daphne, Eloise, Francesca e Hyacinthe.

Fin dal primo episodio risulta chiaro agli occhi degli spettatori quale sia il fil rouge che lega tutta la stagione: giovani e primogenite figlie ricche e borghesi che hanno un unico, stupido obbiettivo di trovarsi un marito, perché diversamente il loro buon nome di famiglia verrebbe infangato.

Daphne Bridgerton

La vera e reale protagonista di questa prima stagione è questa giovanissima e minuta donna, la primogenita di casa Bridgerton: due occhi grandi occhi castani che incorniciano una cascata di capelli biondo cenere, su un fisico che ha ancora tutti i connotati adolescenziali e una pelle chiara, impeccabile.

Perché le donne in quell’epoca e in quella fascia sociale dovevano essere così: la pelle non doveva essere abbronzata, i capelli dovevano essere lunghi, ma sempre raccolti per lasciare scoperto il collo e quella linea della fisicità femminile che poi scivola lungo i fianchi del seno e che doveva colpire l’occhio maschile.

Per quanto possa stonare rispetto ai giorni nostri, Daphne ha la fortuna di sapersi distinguere rispetto alla massa di giovani debuttanti per il suo carattere: lei conosce le regole e dunque le rispetta, ma esige anche vengano rispettate anche dagli altri quando si tratta della sua persona e così facendo, non si fa abbindolare dalle facili promesse composte dal testosterone maschile.

Il Duca di Hastings

Poi deve arrivare l’uomo, il bello e impossibile, quello dannato da una sofferenza tanto grande che lo rende gelido e tremendamente affascinante: Simon, il Duca di Hastings, scapolo ambitissimo e spesso soffocato dalle attenzioni delle madri che vogliono appioppargli le figlie senza nessun freno.

Il suo è il classico fascino che farebbe cascare anche la più scaltra, ma Daphne riesce a ottenere qualcosa che va ben oltre la sua immaginazione: lo fa innamorare di sé, innamorandosene lei per prima, e questo porterà entrambi alla scoperta di un sentimento che oltre a essere molto forte e improvviso, ha la difficoltà intrinseca della novità e dunque non sempre è facile capire come gestirlo.

Alla scoperta del pettegolezzo e della sessualità

A fare da contorno (ma nemmeno così tanto) è Lady Whistledown: nessuno sa chi sia, ma lei invece sa tutti di tutti e riporta tutto quello che sa (anche e soprattutto quelle cose che si cercano di nascondere sotto il tappeto) su di un piccolo pieghevole che esce come quotidiano e che viene letto dai rappresentanti dell’alta società e che vanta tra le sue lettrici più accanite anche la Regina in persona.

Il piacere recondito di leggere i fatti degli altri (Facebook, Instagram… avete presente, vero?) che si alza ancora di più quando si tratta di qualche scandalo, che se per caso ricade sulla famiglia rivale o che rischia di soffiare il titolo della figlia più ambita… il piacere diventa tanto, tanto più grande.

Al di là dell’ottimo lavoro svolto dai/dalle costumisti/e (gli abiti indossati dai diversi personaggi sono un vero piacere per gli occhi di chi sa apprezzare), l’argomento che forse viene meglio trattato è la sessualità: di come  ad esempio Daphne arrivi alla prima notte di nozze terrorizzata solo all’idea di dover fare sesso con Simon la prima volta, di come sua mamma per prima non sia riuscita a dirle concretamente cosa sarebbe successo, di come sia Simon ancor prima del matrimonio a renderla consapevole del fatto che la masturbazione femminile esista e che sia un piacere di cui lei non si debba privare.

Di come le mestruazioni esistessero già ai tempi in cui gli assorbenti non erano ancora apparsi sul mercato e di come quindi ci si dovesse arrangiare con quello che si aveva e cosa questo comportasse in termini di imbarazzo e difficoltà nel gestire un aspetto della donna naturale al 100%.

Otto episodi che in fondo sono godibili e leggeri, non avanzano la pretesa di voler insegnare nulla, ma che sicuramente in un modo o nell’altro lasceranno un piccolo segno nel panorama delle serie tv.

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