Golden Globes 2021. Nomadland, Borat e Soul, ma the winner is… The Crown

Golden Globes 2021. Nomadland, Borat e Soul, ma the winner is… The Crown
Fonte: Pagina Ufficiale Golden Globes

Grande festa virtuale alla corte dell’Hilton di Beverly Hills per i Golden Globes 2021, un’edizione degli Awards riadattata a distanza a causa delle esigenze sanitarie. Stupende Tina Fey e Amy Poehler, in perfetta ironica sinergia tra loro, con il noto sarcasmo che quest’anno ha persino annullato le distanze tra il Rainbow Room di New York e il Beverly Hilton Hotel. Satchel e Jackson, figli del regista Spike Lee e della produttrice Tonya Lewis Lee, sono stati gli ambasciatori della 78ª edizione della cerimonia. Per l’Italia, statuetta a Laura Pausini per Io sì, canzone originale de La vita davanti a sé di Edoardo Ponti.

Netflix e The Crown: Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost

Parola d’ordine: Ringrazio Netflix. Negli ultimi anni la società statunitense ha davvero rivoluzionato il mondo della produzione e della distribuzione cinematografica. Ben 42 candidature ai Golden Globes 2021 e un trionfo assoluto con La regina degli scacchi e The Crown. Se avessimo deciso di organizzare il gioco alcolico di How I Met Your Mother per tutte le volte che è stata pronunciata la parola “Netflix” durante la cerimonia, sarebbe stata una serata ad altissimo tasso alcolico.

The Crown fa en plein di statuette: Miglior serie drammatica, Miglior attore (Josh O’Connor), Miglior attrice (Emma Corrin) e Miglior attrice non protagonista (Gillian Anderson). Un’ovazione a tutto tondo per la serie televisiva di argomento storico ideata da Peter Morgan e giunta già alla sua quarta stagione.

Distribuito da Netflix il 18 dicembre 2020, fa parlare di sé anche Ma Rainey’s Black Bottom di George C. Wolfe, con la premiazione postuma come Miglior attore in un film drammatico a Chadwick Boseman. Così la moglie ha detto grazie all’Hollywood Foreign Press Association:

Ringrazierebbe Dio, ringrazierebbe i suoi genitori, ringrazierebbe i suoi antenati per i loro insegnamenti e sacrifici. Direbbe qualcosa di profondo, qualcosa di grande ispirazione, qualcosa capace di amplificare la vocina che è dentro di noi e ci dice ‘puoi farcela’, che ci dice di non mollare, che ci ricorda ciò che siamo chiamati a fare in questo momento storico.

Rimarcare l’inclusione non è forse un rischio di discriminazione?

È davvero necessario sottolineare a più riprese la volontà di un’inclusione di genere e di etnie all’interno della manifestazione? Porre in continuazione l’accento sulla diversità non può essere forse un’arma a doppio taglio che marca la differenza invece di valorizzare l’uguaglianza?

L’enfasi può generare un vizio di forma. L’ignoranza può scatenare un effetto contrario, perché il politicamente corretto portato all’estremo tende a rimarcare le differenze, ad alimentare negli incivili le emarginazioni e a creare nuove forme di discriminazione.

Soul non ha vinto perché bisognava dare pregio alla comunità black, ma ha vinto perché l’accoppiata Disney-Pixar raramente sbaglia e perché la vicenda narrata è un percorso esistenziale intenso e coinvolgente dotato (appunto) di un’anima.

Chloé Zhao non ha vinto perché donna e perché cinese, ha vinto perché Nomadland è considerato una perla del genere drammatico, interamente scritto, diretto, co-prodotto e montato da lei. Ogni volta che diciamo “vorrei vincesse una donna” acclariamo il fatto che per noi sia qualcosa di straordinario, quando vogliamo che sia tutt’altro, vogliamo che sia ordinario. La strada per l’inclusione è ancora lunga da percorrere, ma attenti a non essere too much.

I nostri Golden Globes 2021

Si aggiudica il titolo di miglior discorso in pieno stile English humour Sasha Baron Cohen, vincitore di due premi per Borat. L’attore londinese coglie l’occasione per ringraziare il comedy genius Rudy Giuliani, l’avvocato di Donald Trump protagonista di una delle scene più celebri del film, sperando che l’ex Presidente non contesti anche il suo risultato.

Vince invece il riconoscimento come il più emozionante momento della serata l’abbraccio istintivo tra il regista Lee Isaac Chung e la figlia, dopo la premiazione di Minari come Miglior film straniero.

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