Caro Diario di Nanni Moretti: un balsamo emozionale restaurato dalla Cineteca di Bologna

Caro Diario di Nanni Moretti: un balsamo emozionale restaurato dalla Cineteca di Bologna
Fonte: multiastra

Il restauro della pellicola del 1993 su iniziativa di StudioCanal e con il contributo della Cineteca di Bologna

Impressionato dall’idea che i suoi film siano già in fase di restauro, Nanni Moretti loda, e noi con lui, l’iniziativa promossa dalla casa di produzione e distribuzione francese StudioCanal di affidare agli esperti tecnici della Cineteca di Bologna, insieme ad Aprile e La stanza del figlio, il “rinverdimento” della pellicola del 1993 Caro Diario, regalandoci, in questo clima di pseudo-reclusione, un balsamo emozionale estremamente efficace. 

Un inno all’incoscienza cinematografica in tre episodi

Le strade deserte di una Roma in pieno esodo estivo, percorse con la mitica Vespa dallo “splendido quarantenne” che dice e fa cose giuste, sembrano quasi rispecchiare il clima, sicuramente desertico ma inevitabilmente meno incosciente e scanzonato, delle città in pieno confinamento. Ma l’amore per la scoperta e la riscoperta del fascino dell’architettura e della città e della periferia, perfino di Spinaceto – che alla fine “non è per niente male” – rimane un insegnamento magistrale che Moretti dona allo spettatore nel primo dei tre capitoli-episodi del film. Nato inizialmente come cortometraggio da proiettare nella sala romana di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, il Cinema Nuovo Sacher, Caro Diario si trasforma immediatamente, e per diretta volontà del regista, in un autentico film.

(Fonte: Corriere della Sera)

L’autenticità è rispettata alla lettera perché l’intera narrazione scaturisce e segue la forma dell’io narrante e del flusso dei suoi pensieri e delle sue riflessioni sul mondo, sul cinema e sulla televisione, sulla trasformazione della società. Il film è, inoltre, doppiamente autentico perché per la prima volta, in una sorta di epifania filmica e narrativa, Moretti si presenta come tale, spogliandosi delle vesti dell’alter-ego Michele Apicella, che pure permane nell’ammaliante, intelligente e ironica critica tout-court e in qualità di mordace osservatore del mondo circostante. I tre episodi (In VespaIsoleMedici), orfani di un quarto che avrebbe dovuto essere interpretato da Silvio Orlando, sembrano apparentemente slegati tra di loro, ma trovano invece un’unità quasi prodigiosa proprio nella descrizione del paesaggio naturale e umano, in una sequenza continua e incessante di richiami e rimandi, in una spontaneità fondativa su cui poggiano i pilastri portanti del film. Soprattutto nei primi due capitoli, tra l’odore delle videocassette di Casalpalocco, la programmazione cinematografica della torrida estate romana e le soap opera, si susseguono, in una catena incessante, riferimenti metacinematografici di indiscussa finezza e ilarità: dall’incontro fortuito con l’eroina di Flash Dance, ai “lombrosiani di Hollywood” del film Henry pioggia di sangue, dalla scena del sobrio mambo ballato al bar di Lipari sui passi di Silvana Mangano, alla fuga da Alicudi dell’esegeta letterario, travolto da un irrefrenabile desiderio di guardare Beautiful, Moretti si interroga sui vizi e le virtù dell’uomo e soprattutto dell’intellettuale moderno.

(Fonte: Cinecittà Luce)

Tra aspirazione all’impenetrabilità e voglia di semplicità, Caro Diario sembra riflettere sugli interrogativi del Michele Apicella di Io sono un autarchico, affidando in questo caso alla vessazione del critico cinematografico (uno straordinario Carlo Mazzacurati) l’espiazione di tutti gli abomini cerebrali degli uomini colti.  Il terzo episodio, il più autobiografico di tutti perché coinvolge direttamente la vita di Moretti in quanto malato e degente, resta, come e più dei precedenti, di un’agghiacciante  e profetica attualità, alla luce delle quotidiane polemiche e scandali sanitari che obbligano i cittadini, in qualità di spettatori e pazienti, a fare i conti con un sistema farraginoso e di frustrante incompetenza generale. Per una diagnosi sbagliata (un linfoma scambiato prima per una dermatite, poi per un tumore incurabile), Moretti si ritrova a tergiversare nella giungla labirintica di specialisti, luminari e ciarlatani che “sanno parlare ma non sanno ascoltare”. Il povero malcapitato si ritrova immerso in una vasca colma di latte di crusca di grano tenero, sicuramente meno invitante del gigantesco barattolo di Nutella del film BiancaCon Aprile e Palombella Rossa, Caro Diario si inserisce in una tacita ma coerente trilogia che si configura come un veritiero inno alla libertà, all’irresponsabilità e all’incoscienza cinematografica. 

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