Swallow, un raffinato film per stomaci forti

Swallow, un raffinato film per stomaci forti
Fonte: Imdb

Swallow, un film “ornitologico”

Secondo il dizionario Treccani il picacismo (detto anche allotrofagia) è “l’alterazione del senso del gusto (da pica, «gazza», per l’abitudine che ha di assaggiare anche materie non alimentari), per cui sono appetite sostanze normalmente non commestibili, come la terra, il carbone, i capelli, gli escrementi ecc.; è presente in alcune malattie mentali”.

La dimostrazione più incommensurabilmente artistica di questo fenomeno psichico è contenuta nel primo, magistrale, lungometraggio di Carlo Mirabella-Davis, dall’icastico titolo Swallow. Titolo che rimanda, già dall’etimologia del termine inglese, alla duplicità del gesto dell’ingoiare e alla connessione ornitologica con la rondine (il richiamo alla gazza del Treccani è dunque fortissima).  

Presentato e apprezzato al Tribeca Film Festival, ha colpito soprattutto per la recitazione rivelatoria dell’intrigante e affascinante Haley Bennett, che ha meritatamente ricevuto il premio come migliore attrice per la sua interpretazione convincente e naturalmente inquietante di un personaggio puramente hitchcockiano. 

Un’eroina sui generis che spicca su tutti gli altri personaggi del film, che fanno da corollario ad una storia elegantemente scritta e accompagnata dalla fotografia meticolosa e esteticamente fredda di Katelin Arizmendi – la quale a sua volta ha ricevuto un lodevole articolo-intervista di Valentina Valentini sull’American Cinematographer (“Picture perfect”) – e da una colonna sonora elegante. Così come la sceneggiatura e lo stiloso set cinematografico, dall’accuratissimo accostamento cromatico degli interni e degli oggetti, studiato catalogo di interior design. 

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Fonte: Imdb

Swallow, un thriller elegantemente hitchcockiano

Un indie-drama che conserva una matrice thriller nella tensione che accompagna lo spettatore nel sottile e chirurgico stravolgimento dell’essenza di Hunter e del suo lungo e doloroso affrancamento psicologico da una condizione personale e sociale.   

Hunter (il cui nome rimanda, forse non casualmente, al termine “cacciatore”) è infatti una tipica mogliettina americana dalla vita apparentemente perfetta: di condizioni modeste, conosce e sposa un “buon partito”, proveniente da una famiglia dell’alta borghesia benestante, che comincia a influenzare e controllare anche la sua esistenza nel momento dell’ingresso ufficiale nel nucleo familiare acquisito. 

La giovane donna vive con estrema frustrazione e senso di solitudine la sua condizione di inferiorità rispetto alle subordinazioni e alle critiche sottili e caustiche della suocera, con un senso di vuoto incolmabile che paradossalmente aumenta quando scopre di aspettare un bambino. La gioia di tutta la famiglia si trasforma per la protagonista in un’occasione di macabra sfida: comincia, al ristorante, da un innocuo e insospettabile cubetto di ghiaccio, per poi ingoiare, in una crescente e allarmante escalation, oggetti di ogni sorta, sempre più grandi, taglienti, disgustosi, che Hunter ha la premura di recuperare dalle sue stesse feci e accuratamente pulire e conservare. 

Quando la situazione diventa assolutamente insopportabile e incontenibile, e la sua ossessione incontrollabile, il dramma psicologico rivela la dicotomia tra pieno e vuoto, tra condizione di abbandono e bisogno di riconoscenza, e impone alla protagonista la necessità di fare i conti con un passato scomodo e con un presente ancor più insoddisfacente.

Fino all’atto estremo, che non verrà qui svelato, di liberazione definitiva, dove la morte coincide paradossalmente con la rinascita. 

Per chi, come me, ha avuto la fortuna di vederlo in avant-première prima del confinamento coatto, Swallow ha rappresentato un momento di cinema inedito ed esteticamente elegante e ben riuscito. Rimane l’attesa di una proiezione nelle sale cinematografiche d’essai e le pur sempre utili versioni on demand, che in queste giornate pre-autunnali riconciliano con una raffinata e signorile testimonianza del genere di suspence. 

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