Il PADRENOSTRO di Pierfrancesco Favino vince a Venezia

Il PADRENOSTRO di Pierfrancesco Favino vince a Venezia
Fonte: La Biennale di Venezia

Unico film, dei quattro italiani in concorso, a vincere un premio alla 77. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, La Biennale Cinema, grazie all’interpretazione di Pierfrancesco Favino, Padrenostro di Claudio Noce è stato presentato lo scorso 4 settembre nella sezione ufficiale Venezia 77. Ha pagato forse il prezzo di una storia che tradisce aspettative un po’ diverse rispetto al contesto storico in cui è ambientato, ma il suo pregio sta proprio nel rappresentare un mondo molto personale.

È il terzo film di Claudio Noce, prodotto e interpretato tra gli altri anche da Pierfrancesco Favino. Padrenostro prende spunto da fatti reali, un fatto di cronaca che si colloca nel periodo storico in cui l’Italia fu dolorosamente colpita dalle azioni terroristiche delle Brigate Rosse e che fu direttamente vissuto dalla famiglia del regista.

padrenostro-film

 

Padrenostro, la storia

È il 1976 e Valerio (Mattia Garaci) è un bambino di dieci anni che vive a Roma in una classica e agiata famiglia borghese. Suo padre è vicequestore, sta spesso fuori casa per lavoro ed è sempre accompagnato da una scorta a causa della minaccia dei Nuclei Armati Terroristici. Ciononostante Valerio ha un legame molto profondo con il padre, Alfonso (Pierfrancesco Favino). La sua vita di bambino però viene improvvisamente sconvolta quando, insieme alla madre Gina (Barbara Ronchi), assiste all’attentato ai danni di suo padre da parte di un commando di terroristi. La paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia, ma il piccolo Valerio paga anche il prezzo di non riuscire ad avere un’idea chiara di quanto accade. Proprio in quei giorni difficili Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui, che vaga solitario e misterioso vicino alla casa della famiglia di Valerio. L’amicizia con Christian segnerà un punto di passaggio estremamente significativo nella vita di Valerio.

Padrenostro, le scelte

Sono gli anni ’70, gli anni del terrorismo rosso, ma Noce, il regista, che all’epoca era poco più che un neonato, sceglie di coglierne un aspetto meno storico e di raccontarli attraverso gli occhi e la fantasia di un bambino che d’improvviso viene strappato dal suo mondo d’infanzia e scopre un modo adulto violento, pericoloso e difficile da comprendere. Il drammatico contesto storico di quegli anni fa da cornice, lo si percepisce dall’abbigliamento, da alcuni dialoghi rubati al telefono e da poche scene alla televisione, ma è come lo sfondo sbiadito dietro al quale si agita la vita professionale sconosciuta e misteriosa di un padre severo, non troppo presente, ma attento, premuroso e carico d’affetto verso un figlio che lo adora. L’interpretazione di Pierfrancesco Favino rappresenta indubbiamente in modo inteso, realistico e magnetico il rapporto che intercorre tra questo padre e suo figlio.

Padrenostro, una questione di aspettative

Visto sotto la lente di una fiaba Padrenostro è un film che ha una sua ragion d’essere. Chi si aspettasse di vedere rappresentato sul grande schermo un pezzetto di storia di quei terribili anni in cui l’Italia fu vessata dalla minaccia del terrorismo rosso potrebbe rimanerne certamente deluso, ma il senso del film non era puramente didascalico. Padrenostro è prima di tutto un film molto personale, quasi privato, e in effetti risente di tutti i pregi e i difetti dei racconti molto personali. La storia prende spunto proprio dal vissuto familiare del regista, il cui padre subì realmente un attentato da parte delle BR, e rappresenta tutti quegli aspetti emotivi, intimi e soggettivi di un fatto di cronaca raccontato da parte di un protagonista quasi diretto. Il “quasi” è d’obbligo perché il Claudio Noce all’epoca dei fatti aveva appena un anno e mezzo e dunque non può che serbare una memoria, diciamo, di seconda mano dell’accaduto. I suoi ricordi dunque sono ricostruiti sulla base di una narrazione familiare e di un vissuto a posteriori che hanno consentito di lasciare molto, forse troppo, spazio all’immaginazione. In questo senso Padrenostro, nello spostarsi dal racconto di cronaca al racconto privato, concede alla fantasia molta libertà, creando una ricostruzione personale della vicenda che si fa un po’ fatica a seguire. Lo spettatore rimane infatti disorientato, perso tra una realtà storica tutto sommato assai nota ma riportata attraverso un mondo così personale da risultare quasi onirico.

favino-padrenostro
Fonte: Ufficio Stampa Biennale Cinema

 

Padrenostro e la Coppa Volpi a Venezia 77

Sulla Coppa Volpi guadagnata al Festival del Cinema di Venezia da Pierfrancesco Favino pesa il fatto che l’attore, sebbene forte di un’interpretazione pregevole e significativa all’interno della storia, non abbia in realtà ricoperto un ruolo da vero protagonista, cosa che ha generato non poche polemiche. Tuttavia Padrenostro, pur mancando di una certa chiarezza in merito ai fatti, resta certamente un film di grande intensità emotiva .

Padrenostro sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane da Vision Distribution a partire dal 24 settembre 2020.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook