Tokyo Family, sempiterno capolavoro del cinema giapponese

Tokyo Family, sempiterno capolavoro del cinema giapponese
Il giovane Shoji con il padre (Fonte: Berlinale.de)

Su RaiPlay il remake del capolavoro di Yasujiro Ozu

Le torride notti estive riservano sempre qualche inconveniente: l’insonnia, ad esempio. Ma talvolta anche nelle situazioni più disastrose si possono scovare delle piccole e rare perle. Una volta, quando ancora le versioni on demand erano un territorio sconosciuto e inesplorato, ci si poteva sintonizzare su Rai Tre per captare la programmazione del celebre Fuori Orario. Senza obbligatoriamente dover passare una notte desti, la nuova versione telematica di Rai Play offre un calendario cinematografico di grande qualità. 

Tra le proposte della sezione orientale non si può non considerare Tokyo Family, uscito nel 2013 a sessant’anni esatti dalla proiezione di Viaggio a Tokyo di Yasujiro Ozu, e di cui il film diretto da Yoji Yamoda si propone come remake e tributo, in ricordo degli anni in cui Yamoda era giovane assistente alla regia di Ozu. La trama è mitopoeticamente un topos della letteratura cinematografica e non solo: basti pensare che anche il film di Ozu del 1953 era a sua volta un remake più liberamente ispirato a Make way for tomorrow (Cupo tramonto), uscito nel 1937 per Paramount dalla macchina da presa di Leo McCarey e ispirato alla pièce teatrale di Helen e Noah Leary, a sua volta basata sul romanzo The Years Are So Long di Josephine Lawrence

Viaggio a Tokyo, 1953 (Fonte: MyMovies)

Al di là di questa sorta di infinita e virtuosa catena di rimandi e oltre ogni sterile citazionismo, Tokyo Family si inscrive in quella categoria di film che i dizionari di cinema come il Mereghetti definirebbero “inclassificabili, né commedia, né melodramma”; non a caso, infatti, questo è l’aggettivo usato per definire la pellicola americana di MCCarey e che per una sorta di transfert osmotico si adatta perfettamente alle due varianti nipponiche. 

L’ultima del 2013 sembra peraltro essere in sintonia con l’ingresso del regista Yamoda, classe 1931, nella fase della vecchiaia. La trama, infatti, con le dovute varianti è apparentemente semplice, quasi ordinaria, e ruota intorno a una coppia di coniugi, Shukichi e Tomiko, ora residenti in una piccola e felice isola del Giappone, decidono di andare a Tokyo, dove abitano i tre figli, a loro volta personaggi quasi teatralmente connotati: il fratello maggiore, instancabile e serio medico, la sorella mediana, scorbutica e saccente direttrice di un salone di bellezza, e il figlio minore, Shoji, un apparente e scapestrato fannullone, che si rivelerà il più assennato e sensibile della famiglia e “spettro” dell’omonimo personaggio della pellicola di Ozu. 

Il giovane Shoji con il padre (Fonte: Berlinale.de)

Nell’enorme metropoli i due anziani, inghiottiti dalla città, scoprono, almeno fino al drammatico epilogo che coinvolge l’anziana Tomiko, di essere completamente isolati dalla loro famiglia. I millennial boomers, i giovani affaccendati delle odierne generazioni consumiste, di cui i figli di Shukichi e Tomiko sono egregi rappresentanti, sembrano paradossalmente organizzarsi per rendere il soggiorno dei loro genitori sgradito e inconfortevole. 

Rispetto al film degli anni Cinquanta, l’ambientazione è trasposta dal dopoguerra e dalle tragiche conseguenze di Hiroshima alla situazione attuale, ma non cambiano le tensioni e le inquietudini che sono parte integrante e fondativa dell’immaginario giapponese, con quella suo apparente glaciale e glaciale formalismo di gestione delle emozioni. Sono trasversalmente palpabili i piani del divario transgenerazionale, del conflitto marcato tra spazio urbano e spazio “altro”, in una sorta di sentita e candida geografia emozionale, della perpetua transizione storica ed economica della società, testimoniata dal passaggio ereditario di un orologio che sarà la chiave di lettura più commovente del film. 

Attraverso una sapiente e bilanciato oscillazione tra poietico e poetico, tra forma e contenuto, Tokyo Family si conferma un delicato e allo stesso tempo terrificante ritratto delle società di ieri, di oggi, e di domani.  

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