Un (altro) miracolo di Sky, la serie tv di Ammaniti merita

Un (altro) miracolo di Sky, la serie tv di Ammaniti merita

Il miracolo di Sky, la serie scritta da Ammaniti

Il miracolo di Sky, un altro gran lavoro: la serie tv di Ammaniti merita. Se nell’ultimo anno avete visto qualche serie tv su Sky, da Chernobyl a Diavoli, vi sarete resi conto che le loro produzioni difficilmente deludono le aspettative del pubblico, anzi. Non è questa la sede per giudicare il valore delle serie tv trasmesse da Sky rispetto a quelle che vanno in onda su altri canali televisivi o quelle fruibili sulle piattaforme di streaming digitale. Sicuramente, però, si può dire che i lavori di Sky meritano.

Sul catalogo On Demand c’è un altro bel prodotto del colosso satellitare di Murdoch, questa volta realizzato proprio da Sky Italia e Wildside in coproduzione con Arte France e Kwaï: si tratta di Il Miracolo una serie tv di 8 puntate nata dalla mente di Niccolò Ammaniti. Lo scrittore, che già altre volte ha dato contributi per il cinema, trasformando i suoi libri in film oppure collaborando con gli autori, questa volta ha voluto dare concretezza ad una sua idea partendo da zero.

Ammaniti ha progettato un dramma visionario che oscilla tra il sacro e il profano, un’idea trasformata in un soggetto creativo con l’aiuto degli addetti ai lavori più strettamente cinematografici. Lo scrittore si cimenta anche come regista insieme a Francesco Munzi, Lucio Pellegrini; e come sceneggiatore al fianco di Francesco Munzi, Lucio Pellegrini.

I miracoli servono alle persone, non a Dio

Dopo una sigla ipnotica, in cui compaiono spermatozoi al microscopio, labbra di una madonna eburnea, immagini rabbrividenti di Roma, sopra la musica di Jimmy Fontana che canta il Mondo, inizia la serie come una sospensione del respiro, un’apnea dei sensi e un’astensione dei giudizi. Incomincia un viaggio tra cielo e terra.

Durante una spedizione calabrese per catturare un boss della ‘Ndrangheta, il generale dei GIS, interpetato da Sergio Albelli, e la sua squadra si imbattono in qualcosa di inaudito. La casa del latitante è sommersa di sangue e lui è sdraiato a terra in una condizione estatica-delirante. Le forze speciali incredule scoprono che quel sangue proveniva dagli occhi di una Madonna di coccio. Non c’è una spiegazione a ciò che hanno trovato. Studiano fino a fondo la statua, cercano di scovare un meccanismo nascosto, ma niente. Il sangue fuoriesce dai dotti lacrimali degli occhi della statua, precisamente 6 litri ogni ora. Questo fenomeno sovverte le leggi della fisica per cui “in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. Qui è diverso, il sangue si crea dal nulla: è un miracolo.

Il capo dei GIS chiama il primo Ministro Fabrizio Pietromarchi, impersonato da Guido Caprino, un progressista ateo che guida l’Italia verso un referendum epocale: gli italiani devono scegliere se restare o uscire dall’Europa. Il Premier vive una situazione difficile, perde consenso e traspare come un debole. Ha una moglie che non lo aiuta, anzi gli complica la vita. Quando il generale Giacomo Votta, capo del GIS, lo fa chiamare per mostrargli il miracolo, Pietromarchi fa di tutto per trovare una giustificazione: ma on c’è.

La statua resta un segreto indicibile per il Presidente, ne sono a conoscenza solo i membri della squadra di Votta. Tra loro una ragazza Sandra, interpretata da Alba Rohrwacher, farà di tutto per scoprire a chi appartiene quel sangue, che ha degli sbalzi glicemici identici a quelli di una persona. Non è la sola della squadra ad essere cambiata dalla statua, altri anche sviluppano una fede intensa. Ma il sacro, nella serie concepita da Ammaniti, s’intreccia sempre col profano. E ogni volta che si presenta una spinta di sublimazione dell’animo umano, si crea un’altra spinta uguale e contraria che lo rispedisce a terra.

Emblema di questa condizione rappresentata nella serie, non è solo il primo ministro che deve gestire un miracolo come un qualsiasi altro dossier o la scienziata che rischia la vita per la statua, lo è soprattutto un prete, Marcello, interpretato da un eccezionale Tommaso Ragno. Marcello è tornato dall’Africa ha gravi problemi di salute, resi peggiori dall’assunzione indiscriminata che fa da alcuni farmaci. Praticamente indossa la veste ma non conduce più una vita da prete, è ludopatico, trascorre tempo con le prostitute, truffa. Il miracolo tocca anche lui e la sua visione cambia radicalmente, sebbene la vita terrena lo perseguiti Marcello tenta continuamente sublimarsi.

La necessità di trovare un senso

La Madonna è simbolo del crollo di ogni certezza, è il mistero che piomba in mezzo a noi, è l’inaccettabile, l’ineffabile, davanti a cui tutti dobbiamo reagire ma non ne conosciamo il modo corretto. Questa serie è un altro capolavoro di Sky perché mette a nudo l’uomo moderno, il suo egocentrismo e il suo senso di onnipotenza derivato da secoli di successi della scienza. Se all’improvviso scoprissimo un vero miracolo, come reagiremmo? Questa è l’idea di Ammaniti, che per dargli concretezza ha scelto diversi personaggi, un premier al capolinea con una moglie isterica e materialista, un prete depravato, una scienziata lesbica soggiogata dalla madre malata, un generale fiero e sempre più credente.

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